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Sulla Pelle Del Mare (trittico del mare)

I.

Non si poteva parlare,
Il silenzio era troppo bello.
Chiuso nella gelida luna
nudo di ogni inutile seta
ti ascoltavo respirare
cortese
su di me.
Prima le tue mani
e ora tra le mani
mi rimane solo un cumulo di ortiche
rivivere il sole d’inverno
fiorato appena quella notte con te
per spiegare la vela e lasciare un solco
sulla pelle del mare.

II.

Poeta mio
come i pescatori più esperti
che alla sera al largo
se ne vanno lontano tu
le reti in me affondi
per raccogliere perle di poesia.
Poeta mio
che mi aspetti per sciogliere i nodi
della tua vela ansiosa di golfi
quando le ombre si fanno lunghe
invado questa attesa
con la voracità delle onde
e ti porto con me
sul fondale dell’anima.

III.

In un momento di disincanto
la nave di piume nere approda nel mio porto
e imbarcatomi dubito del mio ruolo tra le sirene
e delle mie stesse parole.
Vorrei essere un qualsiasi marinaio
starmene lì con le mani in mano
a guardarmi riflesso sopra un molo di cemento
e scardinare i sigilli del mondo.
Ma non posso
io sono il capitano
e mi tormento.
non trovo un’onda fertile
per questa mia vela infantile
che troppo fine per questa vita di coltelli
si lacera e sanguina.

rsk

Téchne

Cammino male, a testa bassa.
Il sole non lo guardo in faccia
la gente la riconosco
dai passi che smuovono le ombre.
Non mangio bene.
Ingoio bocconi più grandi della bocca
lo faccio in fretta
e scivolo sulla scusa dell’abitudine.
Ho fatto del ritardo la mia arte
non chiedo scusa se arrivo dopo
e nemmeno se vado via prima.
Danzo sopra i coltelli di ogni misero taglio
e tra le piaghe tengo le forchette
con cui pettino le stelle.
Dico frasi senza peso
e per questo nessuno mi ascolta.
Non faccio ridere
siedo sempre all’angolo
e sprovvisto di un secondo di spugna
faccio a pugni con gli atomi
ma loro non si scompongono, mi osservano
come io osservo l’esistenza farsi
bella per recarsi all’ipermercato delle scontate intenzioni.
Vivo male
la carie sullo smalto del decoro
e chi non fa tesoro della propria bellezza
per regalare ulteriore bellezza.
Vado a letto tardi alla sera
per il semplice fatto che non desidero la mattina
e scrivo spesso di lingue
con cui lecco via i graffi
da una parete che non è casa mia.

rsk

Piove

Piove
sui cassonetti della differenziata
sulla carta macerata
sulle misure di sicurezza addormentate
sulle nostre unghie sudicie
sulle tute blu di sudore umide
sugli scoli delle industrie fatiscenti
e sui becchi dei corvi appollaiati
che mirano alle nostre carcasse.
Piove
sulla vita al minimo salariale
sull’agenzia interinale
sulla busta paga e la lavatrice guasta
sulle pensioni sempre più chimera
sui cassetti vuoti di sogni ma pieni di attrezzi
sulle impalcature che ci uccidono di palazzi
sui morti del lavoro in nero
sui turni che di stanchezza massacrano
sulla dignità persa al lavoro
e che non vale un posto trovato in paradiso.
Piove ruggine su tutto questo
e con lei piovono
finestre che guardano altre finestre
porte lasciate aperte sull’asfalto affamato di verde
piovono vecchie ciminiere
sopra le sigarette nei posacenere
piovono negre al ciglio della provinciale
piovono le loro schiene curve come sciabole magre
piovono le rose dei bengalesi
e gli H24 dei cinesi
tra rumori di pneumatici nel traffico di cantieri.

Piove, piove e piove ancora
e tutto questo piscio di angeli che su di noi si ribalta
non disseta ne sciacqua
la nostra condizione scialba di capitale umano.

rsk

Nonostante

Nonostante il caos di lamette per la barba al mattino appena sveglio
e i tram che come rasoiate
lisciano la strada verso il mercato delle ore
nonostante i discorsi da bar
le birre scese fresche ad affogare la noia
l’impresa di fare finta di niente mentre il mondo va a rotoli…
Nonostante il sabato sera la sua libertà concessa
e la partita della domenica
vista da un televisore che schiamazza
nonostante la presa in giro dello strano
la vanità seduta sul divano con i piedi nudi sul tavolino
nonostante il camino acceso
per dimenticare il freddo tra noi persone
e quel compromesso di porgere il retro
con lo scopo di un altro guadagno…
Nonostante tutto ciò
quello che importa a me
è prendere una nave di coltelli
e solcare le tue arterie
mentre nella tua bocca muoio.

rsk

(da SIGARETTE – Venti Poesie Per Smettere Domani)

Maschere

Ho maschere per qualsiasi gusto
rosse viola blu
di seta nera da indossare alla sera,
in eleganza.
Ne ho da portare quando dormo, oppure
da sveglio
per quando lavoro, per quando
sono in mezzo alla gente oppure da solo.
Ho maschere per ogni dove,
anche per quando vado al mercato
a comprare le albicocche, pure
per quando arriva il temporale
e ne conto le gocce.
Ho maschere per nascondere il pianto
per le ore in cui sorrido
e altre ancora da indossare al ristorante, mentre ordino
un piatto di riso.
Ho maschere che sanno
di baci sui capelli
di luna senza argento, di vento.
Ne ho alcune per i viaggi, altre
per i sospiri e i singhiozzi, e ne ho parecchie
che sono ponti
tra insetti e angeli.
Ho maschere perfino dentro al mio armadio
per ingannare gli orologi
anche se, quella che preferisco, è quella che
mi togli tu
per fissarmi le rughe e dirmi
non mi ricordavo che i tuoi solchi
fossero così belli.

rsk