Non Ti Scrivo Poesie D’Amore

Non ti leggo poesie d’amore
soltanto per il fatto che soffro di timidezza latente
perché quando ti annuso
mi si chiude la credenza del petto
e vi succede dentro un finimondo
che scoppiano i barattoli del pianeta tutto.
Si, esplodono le latte
e a fuoriuscire
non è il sugo pronto della vita da single
ne il sale rovesciato che sogghigna maligno,
quello che fuoriesce
è un filo di parole lucide di marzapane che
credimi, io vedrei bene a farti da collana.
Non ti scrivo poesie d’amore, lo so
non l’ho mai fatto
e tu, per favore, non ti arrabbiare per questo
è tutta colpa del metano che costa caro
e io ti voglio – e ti devo – dare una casa e il suo calore all’interno.
Perciò lavoro tanto, troppo
mi ammalo di un lavoro che mi dissangua più del doppio
di una donazione da volontario
e non mi basta mai il tempo
per pensarti scriverti rimarti e baciarti
e come cura averti.
Non farne una mia colpa, ti prego
non farmene una colpa se solamente, una volta a casa,
accendo il gas, esplodo un barattolo
e ti amo.

rsk

La Misura Della Vite

La punta che fora
se non ben affilata, sforza
si rompe
pregiudica la misura.
L’inserto con il tagliente danneggiato
va cambiato
altrimenti potrebbe compromettere
la qualità della finitura
e il diametro standardizzato
globalizzato
pronto alla vendita.
Mi devo ricordare
di raschiare via la bava dal pezzo finito,
al fondo invece
ci posso pensare una volta a casa
mentre sbavo sul catalogo
le curve di quell’auto che resterà per sempre un sogno.
La misura della vite
è ciò che mi equivale quando timbro il cartellino
e fino a quando rimango un affidabile ricambio
Dio non dice niente
e baratta le briciole del suo paradiso
fiscale con il mio diritto allo stipendio.
Questa è la misura della mia vita
di come dimentico ciò che fuori di qui sono
diventando anch’io parte di un prodotto omologato
e sacrificato
su un banco di lavoro prestato ad altare
davanti al quale
la tolleranza non è più una questione di rispetto
ma unicamente una misura
che da tutto mi taglia se di un niente varia.

rsk

Nonostante

Nonostante il caos di lamette per la barba al mattino appena sveglio
e i tram che come rasoiate
lisciano la strada verso il mercato delle ore
nonostante i discorsi da bar
le birre scese fresche ad affogare la noia
l’impresa di fare finta di niente mentre il mondo va a rotoli.
Nonostante il sabato sera la sua libertà concessa
e la partita della domenica
vista da un televisore che schiamazza
nonostante la presa in giro dello strano
la vanità seduta sul divano con i piedi nudi sul tavolino
nonostante il camino acceso
per dimenticare il freddo tra noi persone
e quel compromesso di porgere il retro
con lo scopo di un altro guadagno.
Nonostante tutto ciò
quello che importa a me
è prendere una nave di coltelli
e solcare le tue arterie
mentre nella tua bocca muoio.

rsk

Si apre una fessura di binari
e tu
come una rosa di pallido sole
scavalchi nebbie stanche
su e giù
ed infliggi ai miei occhi
infinite spine d’amore.
Io terremoto
bacio le radici della bellezza tua viva
divento un pugno aperto
cenere dispersa ad ogni fremito
e tra le tue gambe
mi sento corrotto
arretro
poi ti incorono mia Dea.
Ma tu mi pungi con aculei di sadico piacere
mentre io che da te vorrei essere morso
per rendermi eterno schiavo
ti prego…
infetta il mio colore
affonda i denti nel mio midollo.
Così mi entri nel corpo
mi rapisci l’anima
e dentro folli vortici mi esalti.
Ahimè! Non mi resta che farmi trattare
come uno scrivano al soldo di un cuore sordo
per riuscire a camminare dritto
senza catene che mi spingono in basso.

rsk, 2006.