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Alla Sera

Si addensano i gatti
sotto le mura di arance
del mio paese.
Le saracinesche
come palpebre serrate
stanche, alle preghiere lasciate.

Tra fabbriche dormienti e palazzi
l’eco di una lattina calciata, riflesso
a cucire il ritmo dei vicoli.

rsk

Il Giorno In Cui Mi Hanno Detto

Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella nel vestito tuo più bello
ho fatto le scale di corsa
e sono sceso giù, sul dorso della folla
per cercarti con tutta la mia eleganza,
con tutta la mia forza.
Avevo nelle braccia l’intera potenza
di milioni di ponti levatoi,
e i miei muscoli erano pistoni potenti
e i nervi cavi d’acciaio di un altro pianeta.
Come un squalo che sente il sangue
scansavo le genti e ribaltavo le loro macchine.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri sola nel buio più lontano
ho fatto le scale di fretta
e sono salito su qualsiasi pineta,
mi sono arrampicato in cima a ogni cosa
e sui lampioni ho sradicato nidi di uccelli e di ragni
per rubare idee e kilowattora.
Allora le mie mani si sono fatte fornace
e dagli occhi mi uscivano fiamme roventi
e qualsiasi oggetto si incendiava al mio sguardo,
tutto intorno era un grande incendio
e bruciava quel nero attorno al vestito tuo più bello
e bruciavano e si incenerivano tutte le distanze.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella lì al mio fianco
mi sono sorpreso a mezz’aria, sdraiato su un lato
sulla linea di confine tra la melma e il sogno
dove tu mi hai portato
dove noi tuttora ci teniamo sottobraccio .

rsk

Libri Con Le Ali

Parole che
si incrociano tra loro, nell’oro
il petto si sbottona in un bersaglio.
Le mani tue
mi donano vigore, la siccità
che asciuga la passione.
Ti porto là, tu guarderai le stelle
tra le mie costole, dove custodisco le tue calze.
Amore che
amore mio di nylon
dai, vieni qui
con il tuo sale sporcami.
Guarda cosa mi hai fatto, amore
osserva cosa sono diventato, padre.
Anch’io ho i miei piccioni per la testa
…e ci mischiamo insieme!
Noi siamo lunghe strade biforcate
dietro le curve in posizioni cieche
come dei libri con le ali aperte…

rsk

Pane Al Pane

Si, sfogliami come pane
non prima però
di vederti diventare
mano della sera che affonda
in un barattolo di marmellata,
non prima, certo
di esserti sporcata la maglietta
di almeno tre taglie più larga.

Che tu sia pane
per immergerti nelle mie pene
nei dolori delle cartilagini
esauste, per sfamarmi dopo
il passo gigante delle giornate.

rsk

Bianco Sporco

Finiti gli studi
un lavoro tramite agenzia interinale
contratto determinato
otto ore su due turni in una ditta chimica
io, da giovane neo diplomato
a numero sul cartellino stampato.
Venne poi il tempo dell’artigianato,
martelletto e squadretta per raddrizzare alette
di scambiatori di calore in rame
sul banco prova liscio, di olio ricoperto
per evitare che arrugginisse, poi
la giostra per saldare e la piegatrice
su cui si frantumavano i miei coglioni.
Finì con il mio saluto e il servizio civile in Croce Bianca
e mio zio allora presidente ad aspettarmi alla porta
per le solite raccomandazioni.
In quei mesi
vecchietti da portare avanti e indietro
i ricoverati e i dializzati
e poi ancora i traumatizzati
gli incidenti per strada
gli infarti in casa
i suicidi della fame e del niente.
Finita quella da molti chiamata pseudo vacanza
pagata l’ultima retta che mi spettava,
il lavoro in fabbrica
gli sbuffi di una cremagliera
a sussurrarmi dolcezze fino a sera,
il primo stipendio da lavoratore fisso
e le prime dita schiacciate dentro un mandrino.
Passa qualche mese, cambiare di nuovo lavoro
per avvicinarmi a casa
per impegnare le ore una volta dedicate al viaggio
allo straordinario, che in ditta c’è sempre bisogno.
Infine, scoprire per ultimo il poeta operaio,
e vedere arcobaleni nel bianco più sporco.

rsk