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Quel Che Resta

Quel che resta
è una piccola promessa fatta
alla stazione dei treni
prima che il vagone smagnetizzasse
la distanza dei nostri bottoni,
è una poesia letta
nel sottopassaggio
a pugni stretti a denti chiusi
quasi a dimostrare
che spesso i miei sentimenti
non vanno oltre l’ombelico,
per timore.
Quel che resta
dei binari vuoti
e delle sale d’attesa piene,
delle corse in tangenziale
e delle file nei negozi,
del mio telefono che non vuole squillare
e del vociare tutto intorno,
delle edicole chiuse
e dei fogli di giornale che il vento fa camminare,
di oggi
e di noi
è questa poesia sussurrata, a stento
che a urlare ci pensa già
– sulle mie ferite –
il sale di non averti sottobraccio.
La appoggio qui, questa poesia
la appoggio qui per farmi compagnia,
sul cuore.
E spengo la luce.

EXTRAVAGANZA

Stamattina il gatto
si è arrampicato sul mio ritardo
voleva entrare in casa
chiedermi un caffè
e domandarmi quale sia il gusto della fretta.
Stamattina il gatto
è sceso dal cornicione con calma
fregandosene dell’alba
e mi ha chiesto qualche monetina
per il distributore delle bibite.
Quindi avido del suo guadagno
si è acceso una sigaretta e se n’è andato
mostrandomi con tutta la sua eleganza
la superiorità di chi ha il culo libero.

Darsena

Io, solo io
sistema di un solitario pianeta
– ombelico –
giro intorno alla mia orbita, una bottiglia.
Nasco da qui,
come un vetro lasciato amoreggiare
con la schiuma di Milano, nel suo mare.

E’ mezzanotte, sento i denti battere.
Sull’orlo del bavero
il tram è in ritardo,
è come una lamiera che mi scava nel centro
con un altro accento, straniero.
Intanto
scrivo a te i miei versi d’amore che presto
finiranno nel gelo lieve
di un altro bicchiere stretto nella mano.
Mi perdo nel mio angolo, distratto
da una foresta di cemento
da quel liquido ribattezzato pensiero.

E’ mezzanotte e un minuto,
e nevica.
Forse è cenere di me
o, forse, di te che non ci sei.

rsk

Zucchero & Catastrofi

Nella tazza del latte
lo zucchero fa marcire i denti
proprio come le bugie di Natale.
Ho messo le pantofole della domenica
e scostato la tendina
per fare entrare qualche raggio in più
nella mia atmosfera.
Ho raccolto due chicchi di neve dalla strada
per farne un distillato trasparente
da appendere al mio collo
per vedermi attraverso.
Ho scarabocchiato una poesia sulla corteccia del tempo
sulle foglie migrate al primo inverno
e mi sono seduto sui gradini freddi
davanti a casa
e ho sentito il profumo del mare
non appena la tua mano calda
ha toccato me.
Soffici pugnali
da chiare nuvole scendono
congelano alture di sogni.
Accendo lanterne
e un camino di sostanze
nell’istante in cui io scelgo te.
Dammi la catastrofe
per cui valga la pena vivere
alla distanza di un respiro.
La chiameremo amore.

rsk

(da SIGARETTE – Venti Poesie Per Smettere Domani)