Darsena

Io, solo io
sistema di un solitario pianeta
– ombelico –
giro intorno alla mia orbita, una bottiglia.
Nasco da qui,
come un vetro lasciato amoreggiare
con la schiuma di Milano, nel suo mare.

E’ mezzanotte, sento i denti battere.
Sull’orlo del bavero
il tram è in ritardo,
è come una lamiera che mi scava nel centro
con un altro accento, straniero.
Intanto
scrivo a te i miei versi d’amore che presto
finiranno nel gelo lieve
di un altro bicchiere stretto nella mano.
Mi perdo nel mio angolo, distratto
da una foresta di cemento
da quel liquido ribattezzato pensiero.

E’ mezzanotte e un minuto,
e nevica.
Forse è cenere di me
o, forse, di te che non ci sei.

rsk

Elettroshock

Le giornate corrono
i telegiornali offendono
la lingua dell’intelligenza.
Ignorando felice non mi informo…
Mani strette sulla vanità degli sprechi
simili a correnti elettroshock
tra gli spifferi dei miei spettri.
Vivo avvolto nell’isolante.
Vesto volgare di antichi lumi
mentre in bagno il rubinetto di continuo sgocciola
imprecando contro la mia vita.
Parlami
di ascensori che funzionano fino al penultimo piano
di cadute dalle scale
che percuotono la carne della creazione, dirette
come un cazzo che ruba il fiato.
Se non mi vuoi
lascialo fare ai silenzi,
se mi ami
alle tue dita che si intrecciano nei miei capelli
poi, fedele come una cagna, aspettami fuori dalla porta.
Io sarò il tuo poeta.

rsk