Il tornio è in movimento, produce venti pezzi all’ora
ma se spingo di più potrei fare una piccola scorta
per staccarmi dai mandrini, dalle loro accelerazioni.
Io sono in movimento, ho gambe stanche
ho le ginocchia sghembe come ganasce che serrano e allentano la presa
in continuazione – precetto di alienazione.
Il tornio e io siamo in movimento costante
e seppure immobili balliamo i passi di un valzer
nel rimbombo dei motori.
Ma a volte in quel frastuono vorrei cedere al sonno
lasciarmi cadere, dormire, scivolare giù in una pozza di olio
per passare sotto le porte, fino a raggiungere le fogne
vorrei essere scarto, una virgola di tessuto carnale e metallico
scendere nelle tubature fino a raggiungere il liquame
come detrito mescola composto petrol – fossile
e impregnare la terra, impregnare acqua e fili d’erba
ed essere infine particella del cibo in scatola che mangio
io, autore della mia reincarnazione in pausa pranzo.r

rsk

A Prima Vista

Non ha ali ma vola alta
la scheggia partita dal grezzo
dopo una collisione che sa di terremoto.
Già la vedo
oltrepassare le vibrazioni
luccicare come se fosse lampo
saettare come se fosse ufo,
già la vedo
entrare nel mio occhio
incandescente come l’inferno,
essere causa
di qualsiasi pianto isterico.
Non ha ali ma vola alta
ora con una parabola tonda di atmosfera
ora con una linea retta, parallela
alla linea di taglio
allungando la quota precisa del disegno
congiungendosi alla mia iride
eterna promessa di amore eterno.

rsk

Le lancette dell’orologio appeso
con il loro incessante ruotare di tacchi
scendono gradini
aprono crateri
e sono causa infausta
dell’emicrania di tutte le nostre menti.
Il risveglio dalle crepe del sonno,
liturgia che a me porta
la manipolazione di assi cartesiani,
incespica innanzi allo specchio dove
la mia barba è troppo lunga
e il rasoio troppo stanco, dove
ci vorrebbe tutta l’energia
di una centrale termonucleare
per potermi radere
e poter radere al suolo la convinzione
che la poesia possa salvare il mondo – al massimo
potrebbe salvarmi la giornata
quando è palese il flop
del mio abito più bello.
Per salvare il mondo, questo globo
simile a una pera marcia, ci vorrebbe:
un’esplosione atomica
un’arma di distruzione di massa
una nuova formula chimica
oppure che tu mi tradisca.
Lo aiuterei io questo mondo – volentieri
fabbricando al tornio
miliardi di filetti difettosi ed esplosivi, in grado
di far esplodere le tubazioni delle case
di tutti i poeti miei colleghi.
Perché la loro poesia non lo salverà
ne lo potrà cambiare
giacché in guerra è con se stessa
e io stamattina voglio rivedere il mio viso pulito
e scacciare la pigrizia
da questo rasoio elettrico.
Che la poesia un giorno
possa redimere ogni faccione tondo
è la più grossa delle cazzate!
La poesia non salverà il mondo,
non ci saranno eroi poetici
e non nasceranno nemmeno salvatori in versi,
non basteranno fiaccolate
e reading collettivi,
neanche poemi scritti a tema salvazione
e rime digitali in formato pdf.
La salvezza in verità
é tutta racchiusa in un pelo che
a seconda di dove sia cresciuto
può essere masturbato oppure strappato/rasato.

rsk

Il ciclo produzione è cosa molto semplice:
a macchina accesa
si mette il grezzo in morsa, si chiude il portellone
si preme il tasto start.

E’ il ciclo della vita
a essere complicato:
si nasce si vive si muore
cercando il perché di un muschio
che porta primavera tra gli scarti del ferro.

Quel truciolo incandescente
che spuntava dal trafilato come da un vaso
ancora me lo ricordo, a perdifiato.
Era ciò che restava di una punta elicoidale
la cui unica colpa fu
di forare nei postumi di un venerdì sera.

Quel sabato mattina fu propizio soltanto
alla potatura di un fiore di metallo.

rsk