Bianco Sporco

Finiti gli studi
un lavoro tramite agenzia interinale
contratto determinato
otto ore su due turni in una ditta chimica
io, da giovane neo diplomato
a numero sul cartellino stampato.
Venne poi il tempo dell’artigianato,
martelletto e squadretta per raddrizzare alette
di scambiatori di calore in rame
sul banco prova liscio, di olio ricoperto
per evitare che arrugginisse, poi
la giostra per saldare e la piegatrice
su cui si frantumavano i miei coglioni.
Finì con il mio saluto e il servizio civile in Croce Bianca
e mio zio allora presidente ad aspettarmi alla porta
per le solite raccomandazioni.
In quei mesi
vecchietti da portare avanti e indietro
i ricoverati e i dializzati
e poi ancora i traumatizzati
gli incidenti per strada
gli infarti in casa
i suicidi della fame e del niente.
Finita quella da molti chiamata pseudo vacanza
pagata l’ultima retta che mi spettava,
il lavoro in fabbrica
gli sbuffi di una cremagliera
a sussurrarmi dolcezze fino a sera,
il primo stipendio da lavoratore fisso
e le prime dita schiacciate dentro un mandrino.
Passa qualche mese, cambiare di nuovo lavoro
per avvicinarmi a casa
per impegnare le ore una volta dedicate al viaggio
allo straordinario, che in ditta c’è sempre bisogno.
Infine, scoprire per ultimo il poeta operaio,
e vedere arcobaleni nel bianco più sporco.

rsk

Una delle voci che più di tutte ha influenzato la mia personale visione della poesia è senza ombra di dubbio quella di Luigi Di Ruscio.

Luigi Di Ruscio è un poeta operaio degli anni ’70.

Nato a Fermo il 27 gennaio 1930, esordisce nel ’53 con il libro Non Possiamo Abituarci A Morire e nel ’57 si trasferisce a Oslo dove per trentasette anni lavora come operaio metallurgico.

Muore a Oslo il 23 febbraio 2011.


Le ore sei sono l’inizio della nostra giornata

noi siamo l’inizio di tutti i giorni

inizia il giro delle ore sulla trafilatrice

che mi aspetta con la bocca spalancata

inizia la mia danza il mio spettacolo

in certe ore entra nel reparto una chiazza di sole

e lo sporco nostro è schiarito come nelle immagini dei santi

rubo il tempo per una fumata che raspa nella gola

spio i minuti sul quadrante dal grande occhio

e tutto ad un tratto ci scuote l’urlo della sirena

ci attende il riposo per la sveglia di domani

la suoneria che entra dentro i sogni esplodendoli

ed ecco un nuovo giorno della mia esistenza

con l’allegria fuori della mia ragione.