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Senza Titolo

A volte vorrei rallentare un poco,
fermarmi prima del supplizio
prendere qualsiasi piccolo insegnamento
e ficcarlo con forza
tra le costole di ogni discorso sospeso.
Mi prende una sorta di malinconia, sai
quando tiro il freno a mano
e sfrigolo sul ghiaccio di sensazioni rubate,
quando una riga sulla superficie liscia
diventa solco nel terreno,
quasi a deturpare
il bello di questo mio faccino barbuto.
A volte vorrei affondare un poco, scemare nel blu cobalto
di un maglione infeltrito,
di un cielo da rondini screziato
di una corsa che sta lì in mezzo, raccolta in un libro che ho riletto.
Non so cosa darei, forse un assegno in bianco
per retrocedere a quell’abbraccio dal sapore di sesamo
ed essere pagnotta nelle mani di chi per anni
ha impastato sapienza
e coraggio di vivere.
Ma oggi non è tempo.
Ora per ora, pezzo per pezzo,
regalo un mio ricambio. E non è cosa da poco.
Forse sbaglio, ma lo faccio
per comprarmi un maglione
che non sia infeltrito dal mio scorrere rattoppato.
È in questi istanti moltiplicati
in un gioco di specchio su specchio
che tengo premuta la valvola del respiro
e lascio uscire ed entrare il necessario
dalla soglia del mio Gòlgota,
barcollando in preda al pianto.
Non so cosa voglia significare
questa pseudo lettera che fluisce ruffiana.
Forse sono solo cicatrici,
qualcosa da cacciare fuori dalla fronte
come un bernoccolo che non ha dimensione.

rsk

Catena Perpetua

Poesie prefabbricate
versi al carbonio
inox e cemento e cielo grigio
pausa di un’ora
cibo in scatola
carne a pezzetti assembramento di Lego
carie e stress
raschiare il superfluo
produrre il bello, produrlo funzionale
produrre
la biro frena, la poesia sfancula
produrre
respirare
respirare se fai in tempo
la Fiat 500 si inceppa
la busta paga non ritorna
produrreprodurreprodurreprodurreprodurre
respirare
respirare
respirare se c’è tempo
fumi di veleno
morire
essere sconfinati tra le pagine di un libro.

rsk

Imparami

Non c’è manuale di istruzioni.
Ogni parola scarna
cela dietro di sé romanzi
forme di scheletri
figure numerate
e l’assemblaggio del desiderio.
Ci sono pagine da scarabocchiare
disegni infantili
che in realtà sono quadri pazzeschi di bellezza.
C’è spazio
il mio respiro fiacco
sul margine della sera.
Concedimi tu
di raggiungere la pace
curare ogni stento tra tempie e seno
e prima che io muoia
lasciami scrivere su un vetro la mia storia.
Poi imparami.

(da SIGARETTE – Venti Poesie Per Smettere Domani)

La Solita Storia

È di nuovo mattina.
Il sole piega già le sagome
di lamine e cemento,
la sua luce penetra dalle persiane
labile, quasi timida.
Tu ti svegli con calma
spalanchi le finestre per far entrare nuova aria,
fai colazione con biscotti caffè e marmellata.
Ti lavi denti e faccia, e scalza
giri per casa. Accendi la radio
ascolti un po’ di musica,
esci in giardino a stiracchiare
ogni angolo di te
che ancora riposa. Il cane ti saluta.
Senti cosa hanno da dirti le piantine
quando restano sole
e nessuno le bagna,
telefoni a tua madre per chiederle
la ricetta della sua famosa lasagna.
Pensi alle prossime vacanze,
a quali magliette nella valigia mettere,
raccogli dal pavimento i miei sogni
che a quest’ora oramai saranno svaniti.
Metti il ragù sul fuoco, aggiungi il sale
alla lista della spesa
rileggi la poesia che ti ho cucito
addosso, sul fienile della sera.
La impari a memoria
intanto che
ogni raccordo uscito dal tornio
si porta via con sé
un po’ della mia storia.

rsk

And the winner is…

Eh niente, ripropongo qui la mia poesia #44, la quale ha avuto il piacere di essere una delle vincitrici del venticinquesimo Premio “Ossi Di Seppia” Poesia.

Evitando la solita manfrina di ringraziamenti alla giuria, al pubblico e a mamma&papà, dico solo che è estremamente godurioso vincere con una poesia che parla, tra l’altro, di puzzare come un cane…

#44

Mi porto a casa il rumore della fabbrica
come un reduce porta dentro di sé il ricordo della guerra.
Nella doccia ritrovo
lo stridere del metallo
il battere del martello
e tra i capelli ho sparsi i trucioli di un cristo di ferro.
Il tempo ciclo è importante più dell’ anima,
la velocità è tutto
gli avanzamenti sono tutto
e il mio invecchiare è il niente,
io sono solo un meccanismo sostituibile.
Mi porto a casa l’odore della fabbrica
come un cane che ritorna da un tuffo nella fogna
e sul limitare penso spesso
al tempo perso là dentro
alla poesia di Prévert nel mio armadietto
e al sole che brucia le spalle
mentre alla mia pelle ci ha già pensato il solvente.