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Senza titolo 51

Comincio ad accusare stanchezza

– dormo poco.

Sarà che ho troppi mostri sotto al letto,

saranno gli anni che pesano

oppure il rumore dei ragazzi

che si baciano sui motorini.

Saranno le risate degli amanti

chiusi in auto, nel parcheggio 

del centro commerciale

oppure sarà colpa di quel dio lampione

che dalla finestra aperta

si intrufola senza permesso

nella mia stanza.

Una poesia di… CHOMAN HARDI

PRIMA DI PARTIRE

Avvolgi la tua lingua tra stoffe di seta
ogni parola separata dall’altra
per non farle scontrare, graffiare.
Non dimenticare le parole che non usi mai,
col passare degli anni i dettagli svaniscono
e potrai averne bisogno.

Riempi una valigia
con le tue montagne assetate
prospereranno in quella pioggia.
Raccogli le voci del tuo quartiere
in un carillon, ben chiuso
per il lungo viaggio.
Prendi con te i dibattiti degli intellettuali,
le loro dispute appassionate, i libri pieni
delle loro discussioni.
Portati il calore di tua madre nella pelle,
il suo odore nelle sue vesti.

Tuo padre sarà sempre con te
ogni passo che fai,
ogni decisione che prendi, o che non prendi.
I pianti delle vedove, i bambini
abortiti, e il cancro strisciante resteranno
nei tuoi sogni, non ne sentirai la mancanza.
trascinati dietro le tue scuole mentre vai,
le panche imploranti,
le lezioni di lacrime.

Choman Hardi

Barba Bianca

Verrò dal camino
come Babbo Natale
a prenderti gonfio di scirocco
in quelle serate troppo piccole per sorreggere il mondo
i suoi mattoni color cielo
tra le strade del ghiaccio
come se l’inverno avesse posato la sua barba bianca
sulla pelle della tua schiena nuda.
Verrò a cercarti
mentre guarderai il muro spoglio
sul quale vorresti quelle foto
in cui solo io ti so immaginare
perché conosco le tue linee
il tuo gioco
come conosco il legno che ho in tasca
e l’alfabeto di noi amanti.
Verrò,si! Verrò…
mi aspetterai sul divano di casa
e sentirai la terra staccarsi dai tacchi
tra vertigini e rimbalzi
e il gelo fuori della finestra
rimarrà una marcia al rallentatore
che mai ti strazierà i piedi.

rsk

Senza Titolo

A volte vorrei rallentare un poco,
fermarmi prima del supplizio
prendere qualsiasi piccolo insegnamento
e ficcarlo con forza
tra le costole di ogni discorso sospeso.
Mi prende una sorta di malinconia, sai
quando tiro il freno a mano
e sfrigolo sul ghiaccio di sensazioni rubate,
quando una riga sulla superficie liscia
diventa solco nel terreno,
quasi a deturpare
il bello di questo mio faccino barbuto.
A volte vorrei affondare un poco, scemare nel blu cobalto
di un maglione infeltrito,
di un cielo da rondini screziato
di una corsa che sta lì in mezzo, raccolta in un libro che ho riletto.
Non so cosa darei, forse un assegno in bianco
per retrocedere a quell’abbraccio dal sapore di sesamo
ed essere pagnotta nelle mani di chi per anni
ha impastato sapienza
e coraggio di vivere.
Ma oggi non è tempo.
Ora per ora, pezzo per pezzo,
regalo un mio ricambio. E non è cosa da poco.
Forse sbaglio, ma lo faccio
per comprarmi un maglione
che non sia infeltrito dal mio scorrere rattoppato.
È in questi istanti moltiplicati
in un gioco di specchio su specchio
che tengo premuta la valvola del respiro
e lascio uscire ed entrare il necessario
dalla soglia del mio Gòlgota,
barcollando in preda al pianto.
Non so cosa voglia significare
questa pseudo lettera che fluisce ruffiana.
Forse sono solo cicatrici,
qualcosa da cacciare fuori dalla fronte
come un bernoccolo che non ha dimensione.

rsk