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Sognai che pioveva – piove sempre nei miei sogni.
Davanti a me c’era calca,
una colonna di ombrelli e cappucci
in attesa del 41 per chissà dove.
Le gocce colavano e rimbalzavano
fino all’asfissia del cielo,
il ciottolato era grigio, lucido, freddo.
Sognai alle mie spalle
un ipermercato chiuso
imbottito di pesce surgelato – aragoste seppie e naselli
che giocavano a rincorrersi.
Poi mi svegliai
e mi riaddormentai
e sognai lei, ferma di fronte a me.
La sua lingua nella mia bocca
le mie palle nella sua mano.
Poi mi svegliai
e di nuovo mi addormentai.
Le centrali termonucleari erano diventate piccoli cerini
e c’era foschia – tanta pungente foschia
ma la pelle bionda di lei era ancora lì
come un sole smorzato
un sorriso rubino
la fine di tutto questo sporco.

rsk

Di pochi millimetri
è lo spessore della mia pelle.
Appoggiati qui, sulla spalla
lasciati entrare dentro
per seguire vene e pulsazioni,
scivolare tra pancreas e polmoni,
essere parte dell’ombelico.
Scendi giù intorno alla vita,
accarezza le colonne del movimento
e toccami le ginocchia, la loro fragilità.
Chinati sui mie piedi
e bacia la loro fatica,
sii sollievo alla fine del ritorno.
Poi prendi l’arteria, sali di sopra,
fino alla zona più intima,
lecca i miei desideri, ascoltali respirare.
Raggiungi stomaco e cuore,
accarezza le scapole
prendimi alla gola senza lasciarmi deglutire.
Innalzati nel cervello
e scompiglia ogni neurone,
sussurrami negli orecchi le frasi degli angeli.
Infine,
scendi negli occhi, sotto le palpebre
e sii lacrima d’amore,
oceano dove annegare.

rsk