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GIN TONIC

Certo può essere da irresponsabili
telefonare in ditta
accusare mal di schiena
e subito dopo volare
verso qualche insenatura
a masticare la vita degli scogli.
Certo bisogna essere certamente folli
e maledettamente geniali
per avere poi negli occhi
il fumo delle sirene e sapere
che la poesia è femmina
ha il gin tonic sulla lingua
e non chiede mai permesso
per venirti a toccare.

L’Ultimo Natale

Passeggio
tra i muscoli del centro
Jingle Bells fa da contorno
alla frenesia del prossimo regalo
e salto la fila all’ennesimo negozio
mi scuso…
a Natale la fretta non fa alcun sconto.
Poi alzo lo sguardo
e mi faccio più attento.
Gli déi bombardano
le città in silenzio crollano
foreste di bambini piangono e soffrono.
E penso
mi incazzo e pretendo
che sia l’ultimo Natale senza pace
che lo sia
per te che tendi la tua mano in cerca di conforto
per te che mi siedi accanto
sulla metropolitana dell’ indifferenza
e per te che condividi con me il tuo posto a tavola
mentre la televisione ci piscia addosso
l’ultima offerta per navigare veloci
perché senza di essa non sappiamo più colmare
la distanza tra le rive di un abbraccio.
E allora,
che sia un buon Natale dal sapore antico
condiviso e genuino
che per tutti ci sia spazio tra le curve di ogni braccio
e che di amaro ci sia soltanto
il caffè di chi non ci ha aggiunto lo zucchero.

rsk

Ci Salverà Il Natale

Ci salverà il Natale
dal macello mediatico di bombe che urlano
da borse piene di arance a terra cadute
e da madri che piangono
furgoni bianchi che si scagliano sulla folla al mercato.
Ci salverà il Natale
dall’affanno di arrivare al giorno trentuno
con in tasca qualche spicciolo bucato
intanto che in mondovisione sul canale uno attraccano
le speranze di chi fugge da lontano.
Ci penserà il Natale
perché ce lo guadagniamo giorno dopo giorno
come si fa con l’amore
che dovremmo rendere seduti a tavola
o sdraiati sulla collina di un paese straniero
oppure in piedi in una sala d’aspetto indifferenti, che tanto
mica siamo cattivi
siamo soltanto un po’ stronzi
perché ci svegliamo al mattino già in ritardo,
così in ritardo
da dimenticare sul comodino
come ci si vuole davvero bene, ma
per fortuna
ci salverà il Natale, ancora
prendendoci da sotto il braccio
e sussurrandoci
quanto sia bello farlo nel nostro orecchio.

rsk

Senza Titolo 47

Il crisantemo si è chinato
all’ennesima raffica di gelo.
L’hai raccolto con la conca delle mani
come una ciotola fa con il riso.
Avessi saputo la cura dei tuoi gesti
mi sarei finto petalo
invece che restare qui
sorso di acqua ruvida.

È questa la mia appartenenza:
il rimpianto di ogni cosa
che ti avvicina come idea.

rsk

Senza Titolo 46

La morte è sul fondo del barattolo
dove mettiamo le monetine
dateci per resto
dalla cassiera dell’Esselunga.
Ne sento il fetore
qualvolta svitiamo il tappo
e rovesciamo tutto
sul tavolo, per far di conto
come se quel contenuto fosse
oro distratto,
ossa di un timidissimo sostegno,
piccoli omini negli angoli delle tasche
senza peso.

rsk