Archivi tag: poesia

Trentatré

una sedia rossa
un tavolo verde
mio padre ha capelli d’argento
proprio come l’anello che ti ho regalato quella sera
fuori fa freddo
non sono un poeta maledetto
dammi un amore che ti sconvolgo la vita
senza fatica
la strada fino alla morte
scura è come la notte
ma io sono il suo bagliore
anche il dolore
sotto i tuoi piedi come ti solletico
e tu ridi con me
guardo fuori
vivo il momento
come un cappello in balia del vento
leggero
è cosa per i grandi per i giganti
non faccio parte degli arresi
sulle spalle ho i miei pesi
mi hanno detto lascia perdere la rossa
ti ruberà il cuore e la borsa
ma ho la testa sul suo seno
senza quella non posso andare via
indago sul mio volto
dico trentatré
davanti allo specchio rotto
io non vedo un poeta maledetto
io sono i tre puntini di sospensione
al collo dell’ispirazione

rsk

(Da) Quando C’è Stata La Crisi

Quando c’è stata la crisi ci hanno comunicato
che nessun operaio sarebbe stato licenziato
e che avremmo lavorato come pagliacci tristi di un circo
senza fare ore di straordinario.
Quando c’è stata la crisi ci hanno assicurato
che lo stipendio non sarebbe stato toccato
e che avremmo fatto cassa integrazione
al venerdì, per otto settimane.
E non era malaccio, lo ammetto
anche se i lotti produzione erano di poche unità
e i cambi macchina più frequenti
e si correva il doppio, il triplo, il quadruplo
e le tute a fine giornata erano sempre più nere e tramortite.
Ma quando è passata la crisi a me non hanno detto
che mentre il principale ringalluzzito
si sarebbe comprato un mezzo nuovo,
in crisi ci sarei finito io,
che dalle corse di allora
vedo le mie vene sfilacciarsi, finire in brandelli,
diventare da azzurre a color rame
e sembrare cavi di qualche schema elettrico transumano
tanto da pensare
che io sia diventato una specie di tornio mannaro
il quale si trasforma non appena comincia il turno diurno.

rsk

Festival della poesia (Aversa, 22-23 giugno) – Programma

Inverso - Giornale di poesia

SABATO 22 GIUGNO

18.30 – 18.45

Apertura

18.45 – 21

Presentazione libri

L’ignoranza della polvere, di Luca Crastolla
Colpa del mare e altri poemetti, di Bruno Di Pietro
Il peso della luce, di Giovanni Sepe
Sonno giapponese, di Gabriele Galloni
Shibuya Crossing, di Damiana De Gennaro

21 – 21.30

Intermezzo musicale

A cura di Nicola Abate e Andrea del
Monte

21.30 – 23.30

Letture

Con Mattia Tarantino, Gabriele Galloni, Antonio Veneziani, Giovanni Ibello, Giorgia Esposito, Bruno Di Pietro, Emilia Vetere, Luca Crastolla, Damiana De Gennaro, Giorgio Ghiotti, Federica Giordano, Vanina Zaccaria, Cataldo Dino Meo, Antonio Meo, Matteo Rusconi, Franco Paone, Enrico Ratti, Francesco Russo, Danilo Luigi Fusco, Giovanni Sepe, Pietro Romano, Lorenzo Fava, Matteo Fais, Valeria Rocco, Gabriele De Simone, Federica Picaro, Crescenzo De Luca, Ciro Piccolo, Anna Battista, Vincenzo Borriello, Ciro Terlizzo

DOMENICA 23 GIUGNO

18.30 – 20.45

Presentazione riviste

Inverso – Giornale di…

View original post 199 altre parole

MI PIACE

Mi piace vederti stesa
offrirmi la tua schiena nuda indifesa,
intrufolarmi tra i tuoi capelli,
ascoltare il chiasso pesante degli incubi
e poterlo trasformare nel fonema dei desideri.
Mi piace il dorso dei piedi
alla fine delle tue gambe addormentate,
la mano destra infilata tra di esse
e il braccio sinistro disteso in avanti
a indicare l’impreciso oltre il davanzale.
Mi piacciono le tende che hai scelto,
il loro muoversi al tuo respiro,
il brillare dell’atmosfera attorno
e la sveglia digitale che non ha rintocchi
brava nel non disturbarti.
Mi piacciono i vestiti che hai lasciato cadere,
i colori pastello che su di te diventano slancio,
mi piace restare a guardarti sulla porta
immobile, appoggiato allo stipite
e scriverti una poesia tra spalle e reni
prima di averla già dimenticata.
Mi piace vederti stesa
offrirmi la tua schiena nuda indifesa,
intrufolarmi tra la sua curvatura,
essere il ritmo di una goccia incessante
essere inchiostro che ti scrive nel ventre.

rsk

In Ricordo Di N.

Madre perdonami
se mi hanno trovato così, appeso
come fossi un sonaglio
di quelli che trovi alle bancarelle
del mercatino etnico.
Perdonami se la mia vita
si è fatta talmente pesante da scivolarmi dalle dita,
se non ci saranno più progetti
e impeti di orgoglio per i successi,
se il mio sorriso d’ora in poi
sbiadirà insieme alla foto che tieni sul comodino.
Perdonami per quelli che credevo amici,
per coloro che invitati a casa nostra
ti hanno portato via tutto dall’armadio, pure
un pezzetto di tuo figlio.
Perdonami se ho venduto la tromba
che ho voluto suonare fin da bambino,
se ho barattato le sue note ormai vuote
con il desiderio di riempire sempre di più
la mia tomba.
Perdonami madre
se al parchetto alla fine di via Roma
pur stando in mezzo agli altri
io ero nessuno,
perdonami se ero in bambola
mentre loro mi sputavano e pisciavano addosso,
perdonali!
ora che io non posso
ora che sto sotto a un lembo di terra e fango
e rivivo
ogni istante in cui ho chiesto un gesto d’amore
e in cambio
ho ricevuto solamente un nodo ben stretto.

rsk