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Se Non Il Cuore

Se non il cuore
affittami di te un’altra parte,
un dito una falange il polso intero
un polmone,
cosicché ci possa scrivere sopra
il mio impero,
i ciottoli delle strade
e i ponti mobili di ferro e legno,
il fondo dei fossi.
Dammi di te una arteria
da usare come autostrada,
un tuo capello sciolto tra campi di frumento,
un pelo per farne filo del telefono
con cui chiamarti e strapparti
dalla formalina di una cabina fuori uso.
Donami di te i mandorli,
la rivoluzione industriale dal suo inizio,
il tuo cane che sbadiglia
e il sale nell’acqua della pasta.
Lasciami di te un’impronta:
che diventi tomba
quando non vorrai essermi più tana.

rsk

Old memories

AMANTI PERFETTI

Siamo statue d’argilla
che il tempo modella
a proprio piacere.
Siamo amanti perfetti,
profili di luce fluorescente
sui petali dei fiori,
rimpianti dalla notte
che non ci vuole lasciare.

***

E ancora una volta
mentre lei se ne va
bramo per aver
di nuovo un suo bacio.
Un bacio che sia
un alito di vita
candido
come la neve che cade
caldo
come il sorriso di un bimbo.
Un bacio che,
paradisiaca malizia,
sfiori le mie labbra
e mi innalzi al cielo.

***

Stella rubata al cielo,
frutto proibito
nella mano blasfema,
amor di confine
diviso da una retta.

Cosa sei tu?

Messaggio divino,
la cura per il mio male,
bottiglia di Brunello
che non finisce mai.

da LACRIME E SOGNI (Kuaderni, 2004 c.a.)

Dormi Già

Che fai, dormi già?
Vivi abusando, senza timori…
meglio il rimpianto o il rimorso?
Vivi e guarda avanti,
destati e corri per le strade
voglio sentir la tua voce urlare,
i tuoi piedi battere,
le tue mani accarezzare il mio viso.
Ora dormi… a vegliar su di te
c’è la mia lucida pazzia.

1/16

*Ho ritrovato Lacrime E Sogni, un vecchio libretto di mie poesie che stampai parecchi anni fa, quando frequentavo alcuni studenti dell’università di Pavia. Nei prossimi giorni pubblicherò qui quei testi, per omaggiare il tempo che fu.

Non Riesco A Vedere Il Tuo Volto

Non riesco a vedere il tuo volto,
la tua faccia si è arresa alla grandine di agosto.
Ne è scesa parecchia, poco fa
ha ucciso tutti i miei gerani
e tra i petali sparsi ovunque
ho visto correnti e fiumi
ma il tuo viso no, era disperso
forse in quel marasma color argento.
Non riesco a vedere il tuo volto
tra lo sbattere delle persiane
che ora mi fanno buio.

Aspettiamo in religioso silenzio
la sirena che indica la fine dell’orario
lavorativo. Ma qui siamo più avanti dell’intero mondo
e timbriamo con la mano sul marcatempo
che ci scheda
e dalla vita lì fuori ci esula.
Aspettiamo in religioso silenzio
il portellone del tornio automatico aprirsi
a rilento, tremando
con la nube di acqua chimica che si alza
verso il soffitto, avvelenandoci giorno dopo giorno.
E noi moriamo
moriamo poco a poco con dentro ai polmoni lo scempio
di sapere che la classe operaia non va in paradiso
ma scende a ogni ora giù nell’inferno.
Aspettiamo in religioso silenzio
le particelle senza voce dell’amianto, aspettiamo
la via verso il camposanto
con solo il ferro a gridare il suo lamento.
E non c’è nessun straccio bianco pulito
ne l’accompagnamento delle voci di un coro
a lavare via le polveri dell’annientamento.

rsk