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Senza titolo 61

Sono parole povere
a riempire il vuoto di questo foglio.
Sono povere come
l’ infelicità che luccica e uccide
gli abbracci di mani mancanti
l’ ignoranza per le strade
la polvere sui nostri passi.

Sembra fatto di cemento
il cielo, ora che camminiamo sottosopra
riversi in noi stessi
e la segregazione fa male
se a fianco non hai un sorso
di felicità.

Sono parole povere
a riempire questo foglio
a riempire il vuoto al suo interno.
Sono creature aliene
alte fino a dove lo sguardo
prova dolore.
Sono parole miti
di un viaggio
parole che celano un bagaglio pieno
di prati, di Brugal e occhiaie
e di certe malinconie.

Senza titolo 60

C’è chi cerca la libertà
al bancone di un bar
davanti a birra e noccioline.
C’è chi trova la felicità
in un pompino fatto sotto casa
dalle labbra di una bella nigeriana.
C’è chi incontra la città
alle cinque e trenta del mattino
appena prima dell’alba
appena prima di finire il turno.
C’è chi ha la responsabilità
di dire sempre il vero
e chi ha imparato a proprie spese
che le ombre non sanno mentire mai.
C’è chi crea la sua realtà
nel cartone di una scatola digitale
convinto che sia tutto chiaro
certo degli angeli in paradiso.
C’è chi spegne sigarette
e chi accende un lume
chi se ne va lontano a sputare
invece di rimanere e ingoiare.
C’è chi butta tutto questo
tra le cosce aperte di una poesia
e spenta la luce ci fa l’amore
e poi aspetta.

GIN TONIC

Certo può essere da irresponsabili
telefonare in ditta
accusare mal di schiena
e subito dopo volare
verso qualche insenatura
a masticare la vita degli scogli.
Certo bisogna essere certamente folli
e maledettamente geniali
per avere poi negli occhi
il fumo delle sirene e sapere
che la poesia è femmina
ha il gin tonic sulla lingua
e non chiede mai permesso
per venirti a toccare.

L’Ultimo Natale

Passeggio
tra i muscoli del centro
Jingle Bells fa da contorno
alla frenesia del prossimo regalo
e salto la fila all’ennesimo negozio
mi scuso…
a Natale la fretta non fa alcun sconto.
Poi alzo lo sguardo
e mi faccio più attento.
Gli déi bombardano
le città in silenzio crollano
foreste di bambini piangono e soffrono.
E penso
mi incazzo e pretendo
che sia l’ultimo Natale senza pace
che lo sia
per te che tendi la tua mano in cerca di conforto
per te che mi siedi accanto
sulla metropolitana dell’ indifferenza
e per te che condividi con me il tuo posto a tavola
mentre la televisione ci piscia addosso
l’ultima offerta per navigare veloci
perché senza di essa non sappiamo più colmare
la distanza tra le rive di un abbraccio.
E allora,
che sia un buon Natale dal sapore antico
condiviso e genuino
che per tutti ci sia spazio tra le curve di ogni braccio
e che di amaro ci sia soltanto
il caffè di chi non ci ha aggiunto lo zucchero.

rsk

Ci Salverà Il Natale

Ci salverà il Natale
dal macello mediatico di bombe che urlano
da borse piene di arance a terra cadute
e da madri che piangono
furgoni bianchi che si scagliano sulla folla al mercato.
Ci salverà il Natale
dall’affanno di arrivare al giorno trentuno
con in tasca qualche spicciolo bucato
intanto che in mondovisione sul canale uno attraccano
le speranze di chi fugge da lontano.
Ci penserà il Natale
perché ce lo guadagniamo giorno dopo giorno
come si fa con l’amore
che dovremmo rendere seduti a tavola
o sdraiati sulla collina di un paese straniero
oppure in piedi in una sala d’aspetto indifferenti, che tanto
mica siamo cattivi
siamo soltanto un po’ stronzi
perché ci svegliamo al mattino già in ritardo,
così in ritardo
da dimenticare sul comodino
come ci si vuole davvero bene, ma
per fortuna
ci salverà il Natale, ancora
prendendoci da sotto il braccio
e sussurrandoci
quanto sia bello farlo nel nostro orecchio.

rsk