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E infine, ai piedi della catena ci sono io
che a furia di correre e cambiare programmi
e sostituire utensili e rimpiazzare placchette
e molare punte e correggere misure
e telare bave e compilare schede
e toccare respirare mangiare cagare limatura,
logoro a fine giornata mi chiedo:
ma questa manutenzione di ingranaggi guasti
non si potrebbe programmare
per ogni pezzo della mia anima?

rsk

Tre poesie per tre orari topici

I.

Non c’è suono di cicale,
all’alba.
C’è solo il canto dei torni,
di api su boccioli d’acciaio.

II.

Torno a casa per la pausa pranzo.
La tovaglia è già stesa sul tavolo, dal mattino
e su di essa un piatto con bicchiere e posate.
Per il mio stomaco
un piatto di pasta, una marmitta di insalata
e niente vino,
che devo restare leggero.
Per il mio spirito, invece
riservo un pisolino di dieci minuti
in cui addomesticare la stanchezza,
l’umore cattivo della scimmia.
In questo breve spazio, noi che rientriamo
siamo la fame del mondo
siamo la stanchezza del mondo
e non abbiamo buoni pasto
da appendere allo spago teso da un muro all’altro
ma magliette pregne di sudore, bandiere
che non resteranno mai ferme nella corrente.

III.

Tutto tace alle diciassette:
il compressore dell’aria
le morse sopra i tavoli
e il carrello degli attrezzi.

Non c’è alcuna vita, all’uscita; soltanto
un cane che latra laggiù, a oltranza.

rsk

(Da) Quando C’è Stata La Crisi

Quando c’è stata la crisi ci hanno comunicato
che nessun operaio sarebbe stato licenziato
e che avremmo lavorato come pagliacci tristi di un circo
senza fare ore di straordinario.
Quando c’è stata la crisi ci hanno assicurato
che lo stipendio non sarebbe stato toccato
e che avremmo fatto cassa integrazione
al venerdì, per otto settimane.
E non era malaccio, lo ammetto
anche se i lotti produzione erano di poche unità
e i cambi macchina più frequenti
e si correva il doppio, il triplo, il quadruplo
e le tute a fine giornata erano sempre più nere e tramortite.
Ma quando è passata la crisi a me non hanno detto
che mentre il principale ringalluzzito
si sarebbe comprato un mezzo nuovo,
in crisi ci sarei finito io,
che dalle corse di allora
vedo le mie vene sfilacciarsi, finire in brandelli,
diventare da azzurre a color rame
e sembrare cavi di qualche schema elettrico transumano
tanto da pensare
che io sia diventato una specie di tornio mannaro
il quale si trasforma non appena comincia il turno diurno.

rsk

Il lavoro al banco prova
consisteva nel collegare lo scambiatore di calore
a due bocchettoni dell’aria compressa
e immergerlo nella vasca dell’acqua
per controllare eventuali falle nella saldatura.
Lo scambiatore veniva poi appoggiato
a un piano ben oliato
e con precisi colpi di martelletto e squadretta
gli si raddrizzavano le alette di rame.
Il vecchio Mario, raggrinzito ed esile,
lo faceva assai bene,
così velocemente
da essere soprannominato il ragno.

rsk