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Fiore Di Carta

Dieci ore al chiuso
tra le mura di una fabbrica
mi costringono a dimenticare
di cosa sia fatta l’aria.
Quello che mi riempie fino ai polsi oramai
in gran parte non è più ossigeno,
è acqua che cola marcia
dal rubinetto del cassone del ferro.
I peli del mio naso
sono fili di ruggine e truciolo
e i calli mi parlano
di un padrone lucido e freddo, una lamina
di acciaio temprato.
Dieci ore di lavoro
chiuso in una latta di olio esausto
mi aiutano a forgiare
la tempra di questo foglio
mentre lungo i finestroni di cemento e vetro
cerco l’ultimo respiro buono.
Domani, sotto l’ombra di un fiore di carta
sarò un petalo di cellulosa esplosa
domani, all’ombra di un campo di frumento
riposerò per non essere più corrotto
dall’umidità del metallo.

BRUFOLI

Indossiamo una tuta blu,
una maglia rosa in estate
e una felpa rossa in inverno,
tutto cortesemente sponsorizzato
dall’azienda.
A guardarci bene
con questo rosso di ordinanza
sembriamo globuli del sangue,
il sangue della ditta.
Sembriamo dita schiacciate
dalla mazza di ferro,
palmi lacerati da trucioli che scottano,
occhi gonfi di ore di lavoro.
Indossiamo il marchio del contratto
come vacche al pascolo
come porci al macello
e siamo rossi come brufoli,
come il succo di mirtillo
che a colazione mi bevo.

Senza titolo 54

A fine giornata conto
i pezzi che ho prodotto,
li conto a mano – uno per uno
poiché il lotto è speciale,
quantità esatta richiesta dal cliente.
Ogni unità la appoggio con molta cautela
nell’ apposita cassetta,
compilo e firmo ciascun dettaglio
del modulo di accompagnamento.
Con che cura maneggio ogni particolare,
con quale dedizione ne seguo
il passaggio da reparto a reparto
e con quale amore li adagio al loro posto,
con gli occhi gonfi a cuore li cullo.
A fine giornata ti racconto
dei pezzi che ho prodotto
e mentre contiamo insieme le spaccature
tra le pieghe della mia carnagione,
tu ti fai rifugio: sulle tue labbra
quella stessa cura io riconosco.

534.314*

Tra il grigiore di questa scatola
riecheggiano i motori,
cinghie e pulegge, frizioni e rotazioni.
L’aria compressa sbuffa
tutti i suoi malumori
e le mosce a terra sotto le ventole dell’areazione
sono le mie vedove al cimitero.
Le chiavi inglesi titillano agganciate ai pantaloni
il portone sbatte al passaggio dell’ultima paga
e le scintille del flessibile sembrano fuochi d’artificio.
Ma non è serata di festa.
Se cerchi tenerezza in una poesia uscita
da questo indirizzo
sappi che qui troverai soltanto
la confidenza dell’abitudine;
se cerchi me all’uscita
con una rosa in mano
prima guarda bene in fondo al reparto
dove uno scarpone scivola
sugli insetti che più non parlano.

*gli infortuni sul lavoro denunciati nei primi 10 mesi del 2019

rsk

Per un difetto impercettibile
della gamba sinistra
avanzava lento, oscillando.
I più giovani ridacchiavano
al suo passaggio,
i colleghi di una vita
manco più se ne accorgevano.

A me ha sempre ricordato
una barca in mezzo al mare.

rsk