Archivi tag: dedicata

In Ricordo Di N.

Madre perdonami
se mi hanno trovato così, appeso
come fossi un sonaglio
di quelli che trovi alle bancarelle
del mercatino etnico.
Perdonami se la mia vita
si è fatta talmente pesante da scivolarmi dalle dita,
se non ci saranno più progetti
e impeti di orgoglio per i successi,
se il mio sorriso d’ora in poi
sbiadirà insieme alla foto che tieni sul comodino.
Perdonami per quelli che credevo amici,
per coloro che invitati a casa nostra
ti hanno portato via tutto dall’armadio, pure
un pezzetto di tuo figlio.
Perdonami se ho venduto la tromba
che ho voluto suonare fin da bambino,
se ho barattato le sue note ormai vuote
con il desiderio di riempire sempre di più
la mia tomba.
Perdonami madre
se al parchetto alla fine di via Roma
pur stando in mezzo agli altri
io ero nessuno,
perdonami se ero in bambola
mentre loro mi sputavano e pisciavano addosso,
perdonali!
ora che io non posso
ora che sto sotto a un lembo di terra e fango
e rivivo
ogni istante in cui ho chiesto un gesto d’amore
e in cambio
ho ricevuto solamente un nodo ben stretto.

rsk

Voglio Di Te

Voglio di te
il peso dell’assenza, la dimenticanza
la perdita di pezzi di vita
nello spostarsi da una camera all’altra.
Voglio di te
il mare, il ruolo della salsedine
i capezzoli turgidi da immortalare
nel riflesso di cartoline pallide,
il gemito dell’ombelico,
la fragilità delle fragole
quando arriva fine agosto.
Voglio di te
la premura della saggezza,
la mano sulla mia spalla mentre dici “aspetta”,
gli occhi frutti di foresta
il muschio sopra file di palazzi
il canto degli uccelli tra i tuoi capelli gialli,
la luce del trattore
che ara il mio corpo disteso,
il cavo del telefono appeso
al muro, in costante contatto.
Voglio di te
tutta la tua vicinanza, voglio
non farne più senza.

rsk

Il Giorno In Cui Mi Hanno Detto

Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella nel vestito tuo più bello
ho fatto le scale di corsa
e sono sceso giù, sul dorso della folla
per cercarti con tutta la mia eleganza,
con tutta la mia forza.
Avevo nelle braccia l’intera potenza
di milioni di ponti levatoi,
e i miei muscoli erano pistoni potenti
e i nervi cavi d’acciaio di un altro pianeta.
Come un squalo che sente il sangue
scansavo le genti e ribaltavo le loro macchine.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri sola nel buio più lontano
ho fatto le scale di fretta
e sono salito su qualsiasi pineta,
mi sono arrampicato in cima a ogni cosa
e sui lampioni ho sradicato nidi di uccelli e di ragni
per rubare idee e kilowattora.
Allora le mie mani si sono fatte fornace
e dagli occhi mi uscivano fiamme roventi
e qualsiasi oggetto si incendiava al mio sguardo,
tutto intorno era un grande incendio
e bruciava quel nero attorno al vestito tuo più bello
e bruciavano e si incenerivano tutte le distanze.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella lì al mio fianco
mi sono sorpreso a mezz’aria, sdraiato su un lato
sulla linea di confine tra la melma e il sogno
dove tu mi hai portato
dove noi tuttora ci teniamo sottobraccio .

rsk

Tu eri sul divano e io stavo con la fame da frigo vuoto
appoggiato al termosifone che, per qualche sua ragione,
quella sera rimase freddo.
Il tuo respiro era il ritmo della stanza da notte,
il battere e levare della campagna dormiente
e in quella quiete il tuo nome
non era un vello sceso dal cielo
ne tantomeno una mano che mi portava al Signore, no
il tuo nome
era una lanterna che vibrava per il vento
un pettine di poesia lasciato sul televisore spento
ed era terreno, diventato di questo spazio
già dal momento in cui io ti dissi
di aver finito l’elenco delle stelle
già dal momento in cui tu mi dicesti
che la coperta di lana era troppo corta per uscire a piedi nudi nella nebbia
che il gelo negli occhi ti faceva male come fosse sabbia
e che non importava affatto se non ti leggevo due versi perché
in tutto quello strazio
ti bastava unicamente il crepitio del mio abbraccio.

rsk

a Bukowski

In frantumi la luna
entra dalle persiane rotte
a disegnare geroglifici e alieni.
Le fabbriche a quest’ora dormono
dietro le pubblicità sui cartelloni
e le corsie degli ospedali non riposano
mentre miagolii di ambulanze
il mio sonno sbeffeggiano.
Nell’afa di una camera
ho di nuovo sulla barba
il ricordo della vodka
e l’alba intanto sui vetri
è un dubbio di sguardi e pallore.

rsk