Cappelletti In Love

Sai,
volevo preparare dei cappelletti
magari al ragù
ma non sono nato cuoco
non so nemmeno accendere un fuoco
e allora come pasta ho scelto te.
Volevo mangiare cappelletti
ma sono povero e senza denti
e al supermercato non ci vado
– non li compro –
perché non ho voglia di piangere.
Quindi
ti farei a pezzetti
farei di te mille cappelletti
– in padella crudi al forno –
per ingozzarmi ad ogni ora del giorno
con sopra una spruzzata di parmigiano
che sembra abbia nevicato.
Sai,
avevo voglia dei tuoi cappelletti
magari conditi con un po’ di besciamella
per fare poi una rima stupida
per dirti quanto sei bella.
Te l’ho già detto
non sono nato cuoco, non ho nessuna ricetta segreta
perciò
ti scrivo soltanto questa poesia diletta
per riempirti la pancia
con il sapore del mio nome.

rsk

*poesia scritta per l’Angelico Certame/V a Parma

Formiche

Mi piacerebbe essere biodegradabile
un sandwich abbandonato in un angolo cittadino
e sfidare i morsi dei cani
e i calci dei bambini.
Mi piacerebbe che i tuoi baci
fossero come formiche,
una falange oplitica in cerca di cibo
e della mia fossa.
Vorrei che quei baci
che queste formiche cannibali
mi conquistassero una alla volta, poi tutte insieme
fino a ricoprirmi
fino a sezionarmi
fino a portarmi via, in un buco nel terreno.
Mi piacerebbe che i tuoi baci
fossero come formiche, perché ancora una volta
io vorrei tornare
nell’umido del tuo grembo.

rsk

Facciamo Che

Facciamo che io parta
per un viaggio lungo
per il giro del mondo in tanti giorni
e che per sopravvivere faccia
il bagnino
il pizzaiolo
il mendicante mentecatto.
Facciamo che domani sia già di ritorno
perché l’assenza in un giorno
si è fatta pesante,
troppo per essere portata sotto gli occhi
senza un filo di cosmetico truccato.
Facciamo che io non sia mai partito
e che tu non mi abbia mai aspettato,
che mi sia inventato il miraggio
e i bagagli pieni di sbadigli e consigli
su dove andare, cosa vedere
su come fare ad amare il mare.
Facciamo che io mi sia nascosto
sotto le lenzuola
anzi no,
facciamo che, invece, ci nascondiamo
sotto il lenzuolo
io e te, adesso
per cercare fantasmi e nuovi orgasmi
e una volta finito
facciamo che l’abat jour la spegniamo, sul serio
prima che io parta, per davvero
lungo la tua schiena
prima che, arrivato ai tuoi orecchini,
io diventi un bisbiglio dal rumore intenso.

rsk