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Sembra non ci sia più niente da dire.
Ci dirigiamo verso la camera da letto
come fossimo in processione
muti, a capo chino.
Sul talamo sfatto dal giorno prima
i nostri vestiti, a terra
un paio di calzini
e gattini di polvere.
Non abbiamo bisogno di occhiali
per vedere ciò che la notte
ci comprime nella testa,
nugoli di moscerini e mele di pensieri.
Cosa fai stasera?
Un ultimo appuntamento alla fine del corridoio
tra bucce di clementine,
incoscienza delle federe.
Dovresti sentirne il profumo,
dovresti sentirlo sul mio pollice.
Non vuoi una carezza?
Sono passati giorni
in cui toccarci è stato come
grattare via dalle pareti
insetti spiaccicati – faceva male alle unghie.
Ma accarezziamoci ugualmente, oggi
in modo da lasciarci addosso un profumo buono
come di pioggia
che sciacqua via
ogni screzio del tempo.

rsk

MI PIACE

Mi piace vederti stesa
offrirmi la tua schiena nuda indifesa,
intrufolarmi tra i tuoi capelli,
ascoltare il chiasso pesante degli incubi
e poterlo trasformare nel fonema dei desideri.
Mi piace il dorso dei piedi
alla fine delle tue gambe addormentate,
la mano destra infilata tra di esse
e il braccio sinistro disteso in avanti
a indicare l’impreciso oltre il davanzale.
Mi piacciono le tende che hai scelto,
il loro muoversi al tuo respiro,
il brillare dell’atmosfera attorno
e la sveglia digitale che non ha rintocchi
brava nel non disturbarti.
Mi piacciono i vestiti che hai lasciato cadere,
i colori pastello che su di te diventano slancio,
mi piace restare a guardarti sulla porta
immobile, appoggiato allo stipite
e scriverti una poesia tra spalle e reni
prima di averla già dimenticata.
Mi piace vederti stesa
offrirmi la tua schiena nuda indifesa,
intrufolarmi tra la sua curvatura,
essere il ritmo di una goccia incessante
essere inchiostro che ti scrive nel ventre.

rsk

Voglio Di Te

Voglio di te
il peso dell’assenza, la dimenticanza
la perdita di pezzi di vita
nello spostarsi da una camera all’altra.
Voglio di te
il mare, il ruolo della salsedine
i capezzoli turgidi da immortalare
nel riflesso di cartoline pallide,
il gemito dell’ombelico,
la fragilità delle fragole
quando arriva fine agosto.
Voglio di te
la premura della saggezza,
la mano sulla mia spalla mentre dici “aspetta”,
gli occhi frutti di foresta
il muschio sopra file di palazzi
il canto degli uccelli tra i tuoi capelli gialli,
la luce del trattore
che ara il mio corpo disteso,
il cavo del telefono appeso
al muro, in costante contatto.
Voglio di te
tutta la tua vicinanza, voglio
non farne più senza.

rsk

Quintessenza

I tuoi occhi non sanno
di falene che se ne vanno dentro altri occhi, ardenti
come ghiaccio non si spengono
in posacenere d’acqua e argento.
Le tue menti ricordano
esplosioni e disarmo, si diramano
fino a dove nasce il bel canto
e i tuoi palmi – splendidi – non stringono ne incatenano
ma tremano.
Vibrando, ardono e poi incendiano.
Il tuo volto
è una linea oltreoceano,
la quintessenza della bellezza,
e i tuoi seni ne immettono la forza.
Chi li canta
non ti sa davvero cantare
perché non c’è uomo in grado
di scardinare la gloria di chi ti ha creato.

rsk

Eppure

Eppure c’è qualcosa di insoluto
negli abbracci scordati in periferia
mentre correggo la vita
con l’amaro di ogni sbaglio.
Eppure è davvero strano
passare nella tua ombra sperandola accesa
nell’eco di un bacio mai dato
oppure rubato
dalla scena di un film muto.
In bianco e nero ti inseguo, scalzo
per entrarti in fondo
con un pezzo di carne pulsante nella mano.
Ma io faccio baccano
più di mille passi che cadono nel cristallo
e mi sveglio dal livore di non averti dormito addosso
nell’istante del tuo respiro.
E ti allontano.
E tutto rimane insoluto.
Eppure c’è in questo distacco
un po’ di mio tessuto
mentre ci appoggiamo
l’uno sul cuore dell’altra.

rsk