Archivi tag: amore

MISCELLANEA

La connessione cede
il computer si spegne
un acino d’uva casca dal grappolo
e rotola fin sotto le tende.
Gli dèi dello zoo di Berlino
fanno schiamazzi sulla cima dell’alba,
i poeti mutano la bruma diffidente
in aria che trangugiamo in prestito.
Ogni cosa si compenetra
si accomuna e contorce
ma noi ce freghiamo,
tu nuda distesa sul divano
io a scaldarti come fossi tepore.

Tremo A Dirlo

Ora mi faccio sottile,
uno spillo
un fremito
un cane romantico.

Sapessi farlo
veramente mi infilerei
tra le pieghe delle tue apnee
ma – addirittura – tremo a dirlo,
sono in sovrappeso
un tantino sovraccarico di questa
poesia – feromone.
Quindi te lo scrivo.

Baciami
fallo adesso,
facciamo vedere alla terra
come si trema.

Lo sappiamo entrambi
che l’essenza del viaggio sta nel primo passo,
staccarsi dal nido, oscillare sul dirupo.
Lo vediamo bene
il nostro stare sospesi in alto
mentre il treno di sotto taglia la campagna
e ricuce luoghi con una linea retta, una sigaretta
che si assottiglia nella sala d’attesa,
il circuito della lancetta.
Solo chi sta al nostro fianco
sa che dall’ala di qualunque aereo
tutti i balconi di Lisbona sono uguali
e non c’è rampicante che tenga
nemmeno un vestito fiorito steso al tepore,
un fremito un battito un lirico alito
che stringa la distanza.
Ma dammi ancora la mano ora che precipitiamo
su poli commerciali pressati di negozi
su file di cartelloni con scritto saldi
e sulle offerte take away di cibo giapponese.
Prendimi entrambe le mani, ti prego
prendi la cloche di comando,
voglio tappare ciascuno dei tuoi singhiozzi
frattanto che scendiamo giù negli inferi
imprecando contro una qualsiasi divinità uccello
per trovarci un mantello di piume mai usato.

rsk

Se Non Il Cuore

Se non il cuore
affittami di te un’altra parte,
un dito una falange il polso intero
un polmone,
cosicché ci possa scrivere sopra
il mio impero,
i ciottoli delle strade
e i ponti mobili di ferro e legno,
il fondo dei fossi.
Dammi di te una arteria
da usare come autostrada,
un tuo capello sciolto tra campi di frumento,
un pelo per farne filo del telefono
con cui chiamarti e strapparti
dalla formalina di una cabina fuori uso.
Donami di te i mandorli,
la rivoluzione industriale dal suo inizio,
il tuo cane che sbadiglia
e il sale nell’acqua della pasta.
Lasciami di te un’impronta:
che diventi tomba
quando non vorrai essermi più tana.

rsk

C’era La Polizia A Firenze

C’era la polizia a Firenze
e le tue iridi brillavano,
brillavano fuorilegge.
C’era la polizia e tu andavi
contromano
contropensiero
controfiletto.
Tu andavi e da te scansavi la gente.
I monumenti ti guardavano
mangiando i panini più zozzi, quelli
pieni zeppi di salse piccanti – per intenderci,
e i piccioni bevevano,
bevevano il succo rosso dei colli.
L’Arno ti bagnava i calzoni e le tasche
e le stringhe delle scarpe,
gli artisti di strada tentavano le tue anche
ma tu eri sfuggente, fendevi la penombra
nessuno riusciva a catturare
la tua camicia di donna.
C’era la polizia a Firenze,
la polizia da ogni buco del globo,
c’erano pure i sergenti amici di Dante
e le file di turisti cinesi – si, quelle ci sono ovunque.
Tutti al tuo seguito, a farti da scorta.
Io invece me ne stavo lì, in disparte
a non guardare quella culla di città
ma le tue fresche natiche.

rsk