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Che Poi

Che poi
non sarebbe davvero male
salire le scale fino a raggiungere il tetto
e buttarmi giù, di sotto
con un tuffo carpiato per fare centro
in quel tuo modo innocuo
di stendermi come biancheria al vento.
Non sarebbe male davvero
guardare dall’alto la meraviglia che va
dalla tua fronte al seno – e poi
ancora più in basso
sapendo che se mi sporgessi troppo
finirei con il contare alla rovescia
tutti i piani di questo palazzo
sapendo che arrivato allo zero
tu saresti il premio
del più famoso schianto – quello
che ha mosso due anime
dentro un unico corpo.

rsk

Le Cento Città

Il mare non bagna i tuoi piedi
li lambisce, si insinua
tra le loro pieghe, sotto pelle.
Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,
restano distratte
da un jet che passa
dal blues in un locale in cui si suona
da una busta di plastica bianca
in un angolo, lasciata sola.
I gatti non si strusciano sulle tue caviglie
si inseguono tra i bidoni fuori dai ristoranti
e mi dici che sono falsi
e si lasciano accarezzare solo per riempirti di peli.
È la città che mi esplode nello sterno
con il suo cemento liquido
a guardarti e toccarti
a lambirti e spettinarti,
è una città
con il deserto di Gobi e i parchi di Londra
con le sete di Damasco e le nubi dell’isola di Terranova
e con tutti i sali e scendi di San Francisco.
Il mare non bagna i tuoi piedi
li lambisce, si insinua
tra le loro pieghe, sotto pelle.
Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,
restano distratte.
Ma sui muri di questa metropoli
ci sono occhi e orecchie, bocche e marmi
ci sono le mie mani che scrivono
che sei città dentro la mia città,
che sei città fatta di altre cento città.
Ogni senso ha come direzione il tuo centro
quando distratto
mi perdo con incedere lento, incerto
tra mostre di manichini spenti e portici dormienti
prima di salire sul quattordici, a mezzanotte.

rsk

Sembra non ci sia più niente da dire.
Ci dirigiamo verso la camera da letto
come fossimo in processione
muti, a capo chino.
Sul talamo sfatto dal giorno prima
i nostri vestiti, a terra
un paio di calzini
e gattini di polvere.
Non abbiamo bisogno di occhiali
per vedere ciò che la notte
ci comprime nella testa,
nugoli di moscerini e mele di pensieri.
Cosa fai stasera?
Un ultimo appuntamento alla fine del corridoio
tra bucce di clementine,
incoscienza delle federe.
Dovresti sentirne il profumo,
dovresti sentirlo sul mio pollice.
Non vuoi una carezza?
Sono passati giorni
in cui toccarci è stato come
grattare via dalle pareti
insetti spiaccicati – faceva male alle unghie.
Ma accarezziamoci ugualmente, oggi
in modo da lasciarci addosso un profumo buono
come di pioggia
che sciacqua via
ogni screzio del tempo.

rsk

MI PIACE

Mi piace vederti stesa
offrirmi la tua schiena nuda indifesa,
intrufolarmi tra i tuoi capelli,
ascoltare il chiasso pesante degli incubi
e poterlo trasformare nel fonema dei desideri.
Mi piace il dorso dei piedi
alla fine delle tue gambe addormentate,
la mano destra infilata tra di esse
e il braccio sinistro disteso in avanti
a indicare l’impreciso oltre il davanzale.
Mi piacciono le tende che hai scelto,
il loro muoversi al tuo respiro,
il brillare dell’atmosfera attorno
e la sveglia digitale che non ha rintocchi
brava nel non disturbarti.
Mi piacciono i vestiti che hai lasciato cadere,
i colori pastello che su di te diventano slancio,
mi piace restare a guardarti sulla porta
immobile, appoggiato allo stipite
e scriverti una poesia tra spalle e reni
prima di averla già dimenticata.
Mi piace vederti stesa
offrirmi la tua schiena nuda indifesa,
intrufolarmi tra la sua curvatura,
essere il ritmo di una goccia incessante
essere inchiostro che ti scrive nel ventre.

rsk