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Non Riesco A Vedere Il Tuo Volto

Non riesco a vedere il tuo volto,
la tua faccia si è arresa alla grandine di agosto.
Ne è scesa parecchia, poco fa
ha ucciso tutti i miei gerani
e tra i petali sparsi ovunque
ho visto correnti e fiumi
ma il tuo viso no, era disperso
forse in quel marasma color argento.
Non riesco a vedere il tuo volto
tra lo sbattere delle persiane
che ora mi fanno buio.

Di pochi millimetri
è lo spessore della mia pelle.
Appoggiati qui, sulla spalla
lasciati entrare dentro
per seguire vene e pulsazioni,
scivolare tra pancreas e polmoni,
essere parte dell’ombelico.
Scendi giù intorno alla vita,
accarezza le colonne del movimento
e toccami le ginocchia, la loro fragilità.
Chinati sui mie piedi
e bacia la loro fatica,
sii sollievo alla fine del ritorno.
Poi prendi l’arteria, sali di sopra,
fino alla zona più intima,
bacia i miei desideri, ascoltali respirare.
Raggiungi stomaco e cuore,
accarezza le scapole
prendimi alla gola senza lasciarmi deglutire.
Innalzati nel cervello
e scompiglia ogni neurone,
sussurrami negli orecchi le frasi degli angeli.
Infine,
scendi negli occhi, sotto le palpebre
e sii lacrima d’amore,
oceano dove annegare.

rsk

Che Poi

Che poi
non sarebbe davvero male
salire le scale fino a raggiungere il tetto
e buttarmi giù, di sotto
con un tuffo carpiato per fare centro
in quel tuo modo innocuo
di stendermi come biancheria al vento.
Non sarebbe male davvero
guardare dall’alto la meraviglia che va
dalla tua fronte al seno – e poi
ancora più in basso
sapendo che se mi sporgessi troppo
finirei con il contare alla rovescia
tutti i piani di questo palazzo
sapendo che arrivato allo zero
tu saresti il premio
del più famoso schianto – quello
che ha mosso due anime
dentro un unico corpo.

rsk

Le Cento Città

Il mare non bagna i tuoi piedi
li lambisce, si insinua
tra le loro pieghe, sotto pelle.
Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,
restano distratte
da un jet che passa
dal blues in un locale in cui si suona
da una busta di plastica bianca
in un angolo, lasciata sola.
I gatti non si strusciano sulle tue caviglie
si inseguono tra i bidoni fuori dai ristoranti
e mi dici che sono falsi
e si lasciano accarezzare solo per riempirti di peli.
È la città che mi esplode nello sterno
con il suo cemento liquido
a guardarti e toccarti
a lambirti e spettinarti,
è una città
con il deserto di Gobi e i parchi di Londra
con le sete di Damasco e le nubi dell’isola di Terranova
e con tutti i sali e scendi di San Francisco.
Il mare non bagna i tuoi piedi
li lambisce, si insinua
tra le loro pieghe, sotto pelle.
Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,
restano distratte.
Ma sui muri di questa metropoli
ci sono occhi e orecchie, bocche e marmi
ci sono le mie mani che scrivono
che sei città dentro la mia città,
che sei città fatta di altre cento città.
Ogni senso ha come direzione il tuo centro
quando distratto
mi perdo con incedere lento, incerto
tra mostre di manichini spenti e portici dormienti
prima di salire sul quattordici, a mezzanotte.

rsk