Il Giorno In Cui Mi Hanno Detto

Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella nel vestito tuo più bello
ho fatto le scale di corsa
e sono sceso giù, sul dorso della folla
per cercarti con tutta la mia eleganza,
con tutta la mia forza.
Avevo nelle braccia l’intera potenza
di milioni di ponti levatoi,
e i miei muscoli erano pistoni potenti
e i nervi cavi d’acciaio di un altro pianeta.
Come un squalo che sente il sangue
scansavo le genti e ribaltavo le loro macchine.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri sola nel buio più lontano
ho fatto le scale di fretta
e sono salito su qualsiasi pineta,
mi sono arrampicato in cima a ogni cosa
e sui lampioni ho sradicato nidi di uccelli e di ragni
per rubare idee e kilowattora.
Allora le mie mani si sono fatte fornace
e dagli occhi mi uscivano fiamme roventi
e qualsiasi oggetto si incendiava al mio sguardo,
tutto intorno era un grande incendio
e bruciava quel nero attorno al vestito tuo più bello
e bruciavano e si incenerivano tutte le distanze.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella lì al mio fianco
mi sono sorpreso a mezz’aria, sdraiato su un lato
sulla linea di confine tra la melma e il sogno
dove tu mi hai portato
dove noi tuttora ci teniamo sottobraccio .

rsk

Pane Al Pane

Si, sfogliami come pane
non prima però
di vederti diventare
mano della sera che affonda
in un barattolo di marmellata,
non prima, certo
di esserti sporcata la maglietta
di almeno tre taglie più larga.

Che tu sia pane
per immergerti nelle mie pene
nei dolori delle cartilagini
esauste, per sfamarmi dopo
il passo gigante delle giornate.

rsk

Tu eri sul divano e io stavo con la fame da frigo vuoto
appoggiato al termosifone che, per qualche sua ragione,
quella sera rimase freddo.
Il tuo respiro era il ritmo della stanza da notte,
il battere e levare della campagna dormiente
e in quella quiete il tuo nome
non era un vello sceso dal cielo
ne tantomeno una mano che mi portava al Signore, no
il tuo nome
era una lanterna che vibrava per il vento
un pettine di poesia lasciato sul televisore spento
ed era terreno, diventato di questo spazio
già dal momento in cui io ti dissi
di aver finito l’elenco delle stelle
già dal momento in cui tu mi dicesti
che la coperta di lana era troppo corta per uscire a piedi nudi nella nebbia
che il gelo negli occhi ti faceva male come fosse sabbia
e che non importava affatto se non ti leggevo due versi perché
in tutto quello strazio
ti bastava unicamente il crepitio del mio abbraccio.

rsk

Con La Forza Di Un Fiore

Ho cominciato a scavarmi
appena ho capito che non stavo bene sulla cima
e più mi spingevo giù
più la profondità mi faceva male.
Sono sceso tra ragnatele e buchi dell’ anima
nel ventre dove hanno sete i malumori
non c’era sorgente di acqua pura
ma soltanto il fango di cristalli sbriciolati
a dissetare i miei riflessi.
Ho raccolto un sorso di te
lì ferma a piangere la mia arsura
e camminato sulla terra della siccità
senza la minima paura
a piedi scalzi
per sorprendermi
solo stringendomi ai tuoi capelli.
Frantumando distanze labili
risalendo orizzonti impensabili
ho scardinato l’ amore con la forza di un fiore
e reso incancellabili questi miei passi
che oggi lasciano tracce di te.

rsk

Dormo con te sul cuscino
ed è come averti accanto.
Poi allo scioglimento dei lampioni mi sveglio
come ghiaccio nel malto.
E il giorno che cresce
è figlio nostro,
cammina sul marciapiede
e sfida le buche della strada.
Si ferma nei bar
si perde nelle prime pagine che parlano di sport
e nelle ventiquattrore di chi va di fretta
perché la metropolitana non aspetta.
Il giorno che cresce
ha il battito che gli diamo noi amanti
indossa le nostre scarpe
e porta in tasca mille promesse,
ha il frumento dei tuoi capelli
e mi accompagna nella gola
ogni volta che io brindo a te.

rsk