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Se Non Il Cuore

Se non il cuore
affittami di te un’altra parte,
un dito una falange il polso intero
un polmone,
cosicché ci possa scrivere sopra
il mio impero,
i ciottoli delle strade
e i ponti mobili di ferro e legno,
il fondo dei fossi.
Dammi di te una arteria
da usare come autostrada,
un tuo capello sciolto tra campi di frumento,
un pelo per farne filo del telefono
con cui chiamarti e strapparti
dalla formalina di una cabina fuori uso.
Donami di te i mandorli,
la rivoluzione industriale dal suo inizio,
il tuo cane che sbadiglia
e il sale nell’acqua della pasta.
Lasciami di te un’impronta:
che diventi tomba
quando non vorrai essermi più tana.

rsk

C’era La Polizia A Firenze

C’era la polizia a Firenze
e le tue iridi brillavano,
brillavano fuorilegge.
C’era la polizia e tu andavi
contromano
contropensiero
controfiletto.
Tu andavi e da te scansavi la gente.
I monumenti ti guardavano
mangiando i panini più zozzi, quelli
pieni zeppi di salse piccanti – per intenderci,
e i piccioni bevevano,
bevevano il succo rosso dei colli.
L’Arno ti bagnava i calzoni e le tasche
e le stringhe delle scarpe,
gli artisti di strada tentavano le tue anche
ma tu eri sfuggente, fendevi la penombra
nessuno riusciva a catturare
la tua camicia di donna.
C’era la polizia a Firenze,
la polizia da ogni buco del globo,
c’erano pure i sergenti amici di Dante
e le file di turisti cinesi – si, quelle ci sono ovunque.
Tutti al tuo seguito, a farti da scorta.
Io invece me ne stavo lì, in disparte
a non guardare quella culla di città
ma le tue fresche natiche.

rsk

Non Riesco A Vedere Il Tuo Volto

Non riesco a vedere il tuo volto,
la tua faccia si è arresa alla grandine di agosto.
Ne è scesa parecchia, poco fa
ha ucciso tutti i miei gerani
e tra i petali sparsi ovunque
ho visto correnti e fiumi
ma il tuo viso no, era disperso
forse in quel marasma color argento.
Non riesco a vedere il tuo volto
tra lo sbattere delle persiane
che ora mi fanno buio.

Di pochi millimetri
è lo spessore della mia pelle.
Appoggiati qui, sulla spalla
lasciati entrare dentro
per seguire vene e pulsazioni,
scivolare tra pancreas e polmoni,
essere parte dell’ombelico.
Scendi giù intorno alla vita,
accarezza le colonne del movimento
e toccami le ginocchia, la loro fragilità.
Chinati sui mie piedi
e bacia la loro fatica,
sii sollievo alla fine del ritorno.
Poi prendi l’arteria, sali di sopra,
fino alla zona più intima,
lecca i miei desideri, ascoltali respirare.
Raggiungi stomaco e cuore,
accarezza le scapole
prendimi alla gola senza lasciarmi deglutire.
Innalzati nel cervello
e scompiglia ogni neurone,
sussurrami negli orecchi le frasi degli angeli.
Infine,
scendi negli occhi, sotto le palpebre
e sii lacrima d’amore,
oceano dove annegare.

rsk

Che Poi

Che poi
non sarebbe davvero male
salire le scale fino a raggiungere il tetto
e buttarmi giù, di sotto
con un tuffo carpiato per fare centro
in quel tuo modo innocuo
di stendermi come biancheria al vento.
Non sarebbe male davvero
guardare dall’alto la meraviglia che va
dalla tua fronte al seno – e poi
ancora più in basso
sapendo che se mi sporgessi troppo
finirei con il contare alla rovescia
tutti i piani di questo palazzo
sapendo che arrivato allo zero
tu saresti il premio
del più famoso schianto – quello
che ha mosso due anime
dentro un unico corpo.

rsk