Sulla Pelle Del Mare

Non si poteva parlare.
Il silenzio era troppo bello…
Chiuso nella gelida luna
nudo di ogni inutile seta
ti ascoltavo respirare
cortese
su di me.
Prima le tue mani
e ora tra le mani
mi rimane solo un cumulo di ortiche
rivivere il sole d’inverno
fiorato appena quella notte con te
per spiegare la vela e lasciare un solco
sulla pelle del mare.

L’Acrobata

Sono un acrobata
un famelico aviatore di visioni
e prima di baciarti
lavo queste mie labbra assurde
mi stringo ai tuoi fianchi
come tu fossi rete
e il tuo corpo si fa confine delle mie forme.
Passargli oltre
è sbiadire nel tuo abbraccio
frantumarmi
ansimando sul tuo letto
senza ruzzolare nel risveglio di uno scendiletto
da cui eruttano le tue origini,
quel labirinto che dalla cima mi strappa.
Se un giorno dovessi scivolare
e scendere giù nel caldo dell’ inverno
il mio amore rimarrebbe
e non seguirebbe più quelle storie di binari inutili
ma i fili del tempo
che hanno trovato in te
la loro ultima redenzione.

rsk

Si apre una fessura di binari
e tu
come una rosa di pallido sole
scavalchi nebbie stanche
su e giù
ed infliggi ai miei occhi
infinite spine d’amore.
Io terremoto
bacio le radici della bellezza tua viva
divento un pugno aperto
cenere dispersa ad ogni fremito
e tra le tue gambe
mi sento corrotto
arretro
poi ti incorono mia Dea.
Ma tu mi pungi con aculei di sadico piacere
mentre io che da te vorrei essere morso
per rendermi eterno schiavo
ti prego…
infetta il mio colore
affonda i denti nel mio midollo.
Così mi entri nel corpo
mi rapisci l’anima
e dentro folli vortici mi esalti.
Ahimè! Non mi resta che farmi trattare
come uno scrivano al soldo di un cuore sordo
per riuscire a camminare dritto
senza catene che mi spingono in basso.

rsk, 2006.