a Faber

Dove se n’è andato Elmer
dov’è Herman bruciato in miniera
dove sono Bert e Tom
e cosa ne sarà di Charley
dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore
e Maggie e Edith e Lizzie
dove sono i generali
dove i figli della guerra
dov’è il suonatore Jones

dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina

oppure
si sono persi tra le vie della Città Vecchia
o in Via del Campo
sulla strada per l’Hotel Supramonte
o su quella che va a Sant’Ilario
forse, staranno guardando il mare di Rimini
abbracciando Teresa

saranno insieme
a Geordie e alla sua corda d’oro
a Piero e alla sua divisa
ad Andrea e al suo amore riccioli neri
a Tito e alla sua Croce
a quell’uomo onesto e probo

e con loro tutti, con tutti loro
ci saranno Marinella Carlo Martello Miché
Bocca Di Rosa Dolcenera Prinçesa Don Raffaè
un pescatore e un assassino
un ottico un giudice e un chimico

saranno lì, uno di fianco all’altro
con i piedi nel Fiume Sand Creek e il naso per aria
per vedere sull’altalena Nina volare.

rsk

A Prima Vista

Non ha ali ma vola alta
la scheggia partita dal grezzo
dopo una collisione che sa di terremoto.
Già la vedo
oltrepassare le vibrazioni
luccicare come se fosse lampo
saettare come se fosse ufo,
già la vedo
entrare nel mio occhio
incandescente come l’inferno,
essere causa
di qualsiasi pianto isterico.
Non ha ali ma vola alta
ora con una parabola tonda di atmosfera
ora con una linea retta, parallela
alla linea di taglio
allungando la quota precisa del disegno
congiungendosi alla mia iride
eterna promessa di amore eterno.

rsk

Il Pellicano

Vorrei il privilegio del pellicano
che sa sfidare il vento e mira alla sua conquista
senza avere caviglie e polsi legati all’ inquietudine
di perdere la libertà di sbagliare corrente
e cadere tra gli schiaffi del mare.
Vorrei lo spazio di un ciliegio
e respirare il sale che rischiara l’ultimo freddo
posato sul mio becco da un giorno distratto.
Mi vedreste così, dite, mi vedreste così?
Mutare la stagione dei serpenti
levandomi dalle labbra e da tutte quelle pietre
che uccidono.
Non esisterà più rassegnazione
e – nonostante io non sia un uccello
e la mia incompletezza sia un rimprovero di stelle –
anche da seduto
io darò in pasto il mio petto al cielo
con la gola sradicata
che alza un grido verso la carità dell’ infinito.

Io sono pellicano
voglio dare un gesto alle mie piume, a tutte
le mie molecole.

rsk