Senza titolo 54

A fine giornata conto
i pezzi che ho prodotto,
li conto a mano – uno per uno
poiché il lotto è speciale,
quantità esatta richiesta dal cliente.
Ogni unità la appoggio con molta cautela
nell’ apposita cassetta,
compilo e firmo ciascun dettaglio
del modulo di accompagnamento.
Con che cura maneggio ogni particolare,
con quale dedizione ne seguo
il passaggio da reparto a reparto
e con quale amore li adagio al loro posto,
con gli occhi gonfi a cuore li cullo.
A fine giornata ti racconto
dei pezzi che ho prodotto
e mentre contiamo insieme le spaccature
tra le pieghe della mia carnagione,
tu ti fai rifugio: sulle tue labbra
quella stessa cura io riconosco.

Senza titolo 51

Comincio ad accusare stanchezza

– dormo poco.

Sarà che ho troppi mostri sotto al letto,

saranno gli anni che pesano

oppure il rumore dei ragazzi

che si baciano sui motorini.

Saranno le risate degli amanti

chiusi in auto, nel parcheggio 

del centro commerciale

oppure sarà colpa di quel dio lampione

che dalla finestra aperta

si intrufola senza permesso

nella mia stanza.

Una poesia di… CHOMAN HARDI

PRIMA DI PARTIRE

Avvolgi la tua lingua tra stoffe di seta
ogni parola separata dall’altra
per non farle scontrare, graffiare.
Non dimenticare le parole che non usi mai,
col passare degli anni i dettagli svaniscono
e potrai averne bisogno.

Riempi una valigia
con le tue montagne assetate
prospereranno in quella pioggia.
Raccogli le voci del tuo quartiere
in un carillon, ben chiuso
per il lungo viaggio.
Prendi con te i dibattiti degli intellettuali,
le loro dispute appassionate, i libri pieni
delle loro discussioni.
Portati il calore di tua madre nella pelle,
il suo odore nelle sue vesti.

Tuo padre sarà sempre con te
ogni passo che fai,
ogni decisione che prendi, o che non prendi.
I pianti delle vedove, i bambini
abortiti, e il cancro strisciante resteranno
nei tuoi sogni, non ne sentirai la mancanza.
trascinati dietro le tue scuole mentre vai,
le panche imploranti,
le lezioni di lacrime.

Choman Hardi

DAVVERO

Mi chiedo dove sei
ora che il letto è sfatto
e il caffè ancora nella caffettiera, bruciato.
La scorsa notte
avremmo potuto scopare
e fare finta di niente, chiamarlo amore
e poi minimizzare
sul fatto che io abbia una testa di cazzo
a non volerti
nella mia solitudine di rabarbaro.
Ti auguro buongiorno,
da poco è iniziato l’anno nuovo
e vorrei che tu fossi il mio buon proposito,
il pane spezzato,
l’ennesimo orgasmo
dopo una giornata di lavoro.

rsk