Con La Forza Di Un Fiore

Ho cominciato a scavarmi
appena ho capito che non stavo bene sulla cima
e più mi spingevo giù
più la profondità mi faceva male.
Sono sceso tra ragnatele e buchi dell’ anima
nel ventre dove hanno sete i malumori
non c’era sorgente di acqua pura
ma soltanto il fango di cristalli sbriciolati
a dissetare i miei riflessi.
Ho raccolto un sorso di te
lì ferma a piangere la mia arsura
e camminato sulla terra della siccità
senza la minima paura
a piedi scalzi
per sorprendermi
solo stringendomi ai tuoi capelli.
Frantumando distanze labili
risalendo orizzonti impensabili
ho scardinato l’ amore con la forza di un fiore
e reso incancellabili questi miei passi
che oggi lasciano tracce di te.

rsk

Dormo con te sul cuscino
ed è come averti accanto.
Poi allo scioglimento dei lampioni mi sveglio
come ghiaccio nel malto.
E il giorno che cresce
è figlio nostro,
cammina sul marciapiede
e sfida le buche della strada.
Si ferma nei bar
si perde nelle prime pagine che parlano di sport
e nelle ventiquattrore di chi va di fretta
perché la metropolitana non aspetta.
Il giorno che cresce
ha il battito che gli diamo noi amanti
indossa le nostre scarpe
e porta in tasca mille promesse,
ha il frumento dei tuoi capelli
e mi accompagna nella gola
ogni volta che io brindo a te.

rsk

Il tornio è in movimento, produce venti pezzi all’ora
ma se spingo di più potrei fare una piccola scorta
per staccarmi dai mandrini, dalle loro accelerazioni.
Io sono in movimento, ho gambe stanche
ho le ginocchia sghembe come ganasce che serrano e allentano la presa
in continuazione – precetto di alienazione.
Il tornio e io siamo in movimento costante
e seppure immobili balliamo i passi di un valzer
nel rimbombo dei motori.
Ma a volte in quel frastuono vorrei cedere al sonno
lasciarmi cadere, dormire, scivolare giù in una pozza di olio
per passare sotto le porte, fino a raggiungere le fogne
vorrei essere scarto, una virgola di tessuto carnale e metallico
scendere nelle tubature fino a raggiungere il liquame
come detrito mescola composto petrol – fossile
e impregnare la terra, impregnare acqua e fili d’erba
ed essere infine particella del cibo in scatola che mangio
io, autore della mia reincarnazione in pausa pranzo.r

rsk

Di Città In Città

Di città in città si dice
che il traffico si fermi negli occhi
degli innamorati che si guardano
fissi, sui marciapiedi e sul pavé
in corso, lontani dai semafori che colpiscono
i fianchi dei clacson.
È in quel preciso momento
che sotto una pensilina, di fronte a una vetrina
oppure al tavolino di un bar in centro,
gli occhi altrui si fanno silenziosi, indiscreti
e tutto quanto rallenta
ogni essere si volta
e le nuvole cadono, gli uccelli sui parabrezza sbattono,
la grandine rinfresca
i campetti di calcio ubriachi di menta
e chi rientra dallo shopping a mani vuote
ma con le mele nella borsa della spesa.

Di città in città si dice
che succeda proprio questo finimondo
ogni volta che a guardarci siamo io e te.

a Faber

Dove se n’è andato Elmer
dov’è Herman bruciato in miniera
dove sono Bert e Tom
e cosa ne sarà di Charley
dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore
e Maggie e Edith e Lizzie
dove sono i generali
dove i figli della guerra
dov’è il suonatore Jones

dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina

oppure
si sono persi tra le vie della Città Vecchia
o in Via del Campo
sulla strada per l’Hotel Supramonte
o su quella che va a Sant’Ilario
forse, staranno guardando il mare di Rimini
abbracciando Teresa

saranno insieme
a Geordie e alla sua corda d’oro
a Piero e alla sua divisa
ad Andrea e al suo amore riccioli neri
a Tito e alla sua Croce
a quell’uomo onesto e probo

e con loro tutti, con tutti loro
ci saranno Marinella Carlo Martello Miché
Bocca Di Rosa Dolcenera Prinçesa Don Raffaè
un pescatore e un assassino
un ottico un giudice e un chimico

saranno lì, uno di fianco all’altro
con i piedi nel Fiume Sand Creek e il naso per aria
per vedere sull’altalena Nina volare.

rsk