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Tre poesie da LA NOSTRA CLASSE SEPOLTA. Cronache Dai Mondi Del Lavoro

Al mattino e un grado
si hanno buoni propositi:
strizzare i rami dalla rugiada
lavare carote e barbabietole.

Sogno, dopo aver sognato
lungo l’intera tiepida tenebra.
Sogno di parlare
dopo non aver emesso
per ore neppure un suono
neppure con uno come me.

Al mattino e un grado
il recinto provinciale
gronda di lamenti.

Sui fili freddi, orme
e capelli di animale.

(Marjo Durmishi)

***

L’ OPPORTUNITÀ

Ti concedo
ti permetto
ti elargisco
tollero
ti accordo
ti autorizzo
ti consento
sopporto.
Ti regalo un’opportunità
ti aiuto io
ti assumo.
A tempo determinato.
Bacia l’anello
figliuolo.

(Luca Bassi Andreasi)

***

ISTANTANEA

Tra la tangenziale e l’inferno
in un cubo grigio a molte stelle
l’opportuna sede del meeting sul mercato

ed ecco il mercato in forma di torta
e attorno alla torta molti coltelli
e le figure coi coltelli pronte a scannarsi

un uomo scorre febbrile le diapositive
e febbrilmente cita uno scrittore che scrisse:
“non importa se tu non ti interessi alla guerra
perché è la guerra che si interessa a te”

un poeta travestito da loro dipendente scrive:
“non importa se voi non leggete le poesie
perché sarà la poesia a leggervi tutti”.

(Christian Tito)

***

L’antologia

Una poesia di… ANTONIA POZZI

Forse non è nemmeno vero
quel che a volte ti senti urlare in cuore:
che questa vita è,
dentro il tuo essere,
un nulla
e che ciò che chiamavi la luce
è un abbaglio,
l’abbaglio supremo
dei tuoi occhi malati –
e che ciò che fingevi la meta
è un sogno,
il sogno infame
della tua debolezza.

Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Ma noi siamo come l’erba dei prati
che sente sopra sé passare il vento
e tutta canta nel vento
e sempre vive nel vento,
eppure non sa così crescere
da fermare quel volo supremo
né balzare su dalla terra
per annegarsi in lui.

Una poesia di… DOĞAN AKCALI

Vi presento Doǧan, poeta curdo che abita a Milano. Abbiatene cura.

I FIUMI DENTRO DI TE

L’oscurità non ti tocca gli occhi
Una tristezza contraddittoria ti rosicchia dentro
Ti stai creando le indecisioni dai tuoi sospetti
La fatica degli anni
sulle tue spalle
in uno spazio in profondità.
Raffica senza fine,
un trambusto testardo.
Il tuo spirito combattivo balla
Sii te stessa prima di tutto
Soltanto sii te stessa!
Lascia scorrere i fiumi nella tua vita
Cercati le emozioni!
trovati nell’amore!
I sorrisini fioriti sono sulle tue labbra.
Le tue mani toccano dolcemente.
C’è una donna
che crea se stessa ogni volta
C’è una donna combattente
in quel cuore.
Che l’amore è stato creato in te
I tuoi occhi sono l’altro lato della luce
E tutto passerà
Il tuo volto risplenderà al chiaro di luna
Vedrai che i fiumi si uniranno in te

Doğan Akçalı

Lo trovate qui: https://www.facebook.com/dogan.akcali.7

Una poesia di… GIACOMO J. FERRARI

CHE FINE HA FATTO IL MARE

Che fine ha fatto Il mare

Dov’è la spiaggia

Tutto portato via dal Vento

Lavato via dalla pioggia

E Io dietro Il vetro che mi nasconde

Assisto all’unico finale possibile

Un Dio ananas strappato al suo destino

https://wordpress.com/read/blogs/125268364/posts/64

Una poesia di… MARINA SANTINI

FOCUS

Dimmi,
ce l’hai presente
lo scarabeo stercorario?
Quello che compone palline d’escrementi
e le fa rotolare lungo il tragitto.
Che poi,
io credevo fosse l’unico,
e invece no,
l’ho visto su Focus.
Ce n’è uno cornuto,
ad esempio,
e le palline lui non le fa,
lui scava un tunnel nel terreno,
sotto allo sterco,
che la femmina poi ci depone le uova,
e se ne sta lì,
a sorvegliare l’entrata,
per ore.
E adesso attenta, ascolta;
i rivali più piccoli lo sanno
di non poter competere,
in battaglia,
e allora
scavano un secondo tunnel,
congiunto all’altro,
e ci entrano indisturbati,
nel primo,
a fecondare, svelti, la femmina,
che i guardiani
non sospettano mica arrivare dal basso,
i pretendenti.
Ma di questi minuti ingegneri
nessuno parla
e passa inosservata
la loro impresa d’amore.
Ecco,
adesso guardami, tesoro,
guardala bene
questa piccola creatura
e dimmi
che almeno un poco ci somiglio,
agli stercorari,
quando ti prometto
che per raggiungerti
traccerei nuove strade,
anche fosse per difendere
un incontro fugace
con la tua pelle.

Marina Santini