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Non Riesco A Vedere Il Tuo Volto

Non riesco a vedere il tuo volto,
la tua faccia si è arresa alla grandine di agosto.
Ne è scesa parecchia, poco fa
ha ucciso tutti i miei gerani
e tra i petali ovunque sparsi
ho visto correnti e fiumi agitare persiane e indumenti
ma il tuo viso no, era disperso
forse in quel marasma color argento.

Non riesco a vedere il tuo volto
e non ho candele per illuminarti a giorno.

rsk

L’Albero Della Luce

Senza scarpe su punte di veleno
guardo in alto
non vedo
sto tremando in una valle di buio
e non sento nessuno che mi chiama.
La testa aperta ad ogni tentazione
è una superficie bianca
e il mio tremare è il nero che la sporca…
Desiderio di separazione dalla terra
lasciarmi fluire nell’ energia che dall’erba mi trapassa
evitando di spingermi nello stomaco
il male che mi circonda.
Ingoio la mia povertà
la lascio crescere e respirare nelle radici
così muore il mio respiro
e insisto senza scopo nell’ affanno.

Ho bisogno di luce
del bagliore dell’oro che non possiedo
e vivere la vita come viene
assaporando sia il male che il bene

Cerco il mio centro
senza porre limiti al mio benessere.

rsk

Darsena

Io, solo io
sistema di un solitario pianeta
– ombelico –
giro intorno alla mia orbita, una bottiglia.
Nasco da qui,
come un vetro lasciato amoreggiare
con la schiuma di Milano, nel suo mare.

E’ mezzanotte, sento i denti battere.
Sull’orlo del bavero
il tram è in ritardo,
è come una lamiera che mi scava nel centro
con un altro accento, straniero.
Intanto
scrivo a te i miei versi d’amore che presto
finiranno nel gelo lieve
di un altro bicchiere stretto nella mano.
Mi perdo nel mio angolo, distratto
da una foresta di cemento
da quel liquido ribattezzato pensiero.

E’ mezzanotte e un minuto,
e nevica.
Forse è cenere di me
o, forse, di te che non ci sei.

rsk

Metallo Duro

Vieni
vienimi a trovare
tra punte di metallo duro che mi forano il petto
tra il refrigerante che schizza
come pioggia opaca contro un vetro.
Azzera il ciclo del filetto
– ripetizione su ripetizione –
stacca la batteria del muletto
stanco, chiudi il portone e ammazza l’aria
sigilla le ventole che aspirano la noia.
Vieni a bruciare
i calli del truciolo affilato
e i tagli che al mattino mi hanno stregato
come se fossero rughe di una vecchia strega.
Tra lamiere accartocciate
fragili e deformate, come simil oro piegate
poni lo spessore dei tuoi polpastrelli. Accudiscimi.
Scaglia a terra i miei vestiti
mostrami il verme, il suo fabbricarsi le proprie corone
dentro un cassone di ruggine da smaltire.
Vieni
vienimi a salvare
con la tua valigetta da rappresentante
con occhiali protettivi di plastica trasparente.
Porta con te
tre punte di metallo duro.
Trafiggi i miei palmi. Rendimi uomo.

rsk

Contronatura

Contronatura
sono un foglio di carta
con le mani in tasca
per la città
tra loft high tech e fiori di smog.
Attraverso letti e ponti
cicatrici tra le valli
e vedo uomini impilare mattoni
per muri che limano voci.
Contronatura
io sono una foglia
danzo volteggio e accarezzo i capelli dei poeti
il colore dei prati
volo sopra limpidi mari
e oli chimici versati senza vergogna
come fossero macchie sugli abiti degli angeli.
Contronatura
piango per te, futura
natura bellezza pura
lacerata nel tuo vestito di rosa
stuprata da sette miliardi di mani
infilate nel tuo sacro ventre
in cerca di quella linfa terrestre
nella quale l’uomo si vorrebbe mitizzare.

E allora io contronatura
io sono una pianta
sorreggo il cielo ai bordi della strada
e non ho gambe
ma crine di cavallo
verdi al vento
immobili in continuo movimento
come i petali di quella rosa
che dal tuo vestito in mano mi è cascata
quasi a chiedere la pace
in un abbraccio di amore e di madre primordiale.

rsk

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