Elettroshock

Le giornate corrono
i telegiornali offendono
la lingua dell’intelligenza.
Ignorando felice non mi informo…
Mani strette sulla vanità degli sprechi
simili a correnti elettroshock
tra gli spifferi dei miei spettri.
Vivo avvolto nell’isolante.
Vesto volgare di antichi lumi
mentre in bagno il rubinetto di continuo sgocciola
imprecando contro la mia vita.
Parlami
di ascensori che funzionano fino al penultimo piano
di cadute dalle scale
che percuotono la carne della creazione, dirette
come un cazzo che ruba il fiato.
Se non mi vuoi
lascialo fare ai silenzi,
se mi ami
alle tue dita che si intrecciano nei miei capelli
poi, fedele come una cagna, aspettami fuori dalla porta.
Io sarò il tuo poeta.

rsk

Facciamo Che

Facciamo che io parta
per un viaggio lungo
per il giro del mondo in tanti giorni
e che per sopravvivere faccia
il bagnino
il pizzaiolo
il mendicante mentecatto.
Facciamo che domani sia già di ritorno
perché l’assenza in un giorno
si è fatta pesante,
troppo per essere portata sotto gli occhi
senza un filo di cosmetico truccato.
Facciamo che io non sia mai partito
e che tu non mi abbia mai aspettato,
che mi sia inventato il miraggio
e i bagagli pieni di sbadigli e consigli
su dove andare, cosa vedere
su come fare ad amare il mare.
Facciamo che io mi sia nascosto
sotto le lenzuola
anzi no,
facciamo che, invece, ci nascondiamo
sotto il lenzuolo
io e te, adesso
per cercare fantasmi e nuovi orgasmi
e una volta finito
facciamo che l’abat jour la spegniamo, sul serio
prima che io parta, per davvero
lungo la tua schiena
prima che, arrivato ai tuoi orecchini,
io diventi un bisbiglio dal rumore intenso.

rsk