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Siamo Vivi

Siamo vivi

inaliamo l’aria che fu dei morti.

Se respirassimo anche la loro saggezza

saremmo di certo più coscienziosi.

Tutto si rigenera

sdraiati nella tomba di lino,

che dormire è un po’ come morire

ritrovarsi nell’ossigeno

di chi se n’è andato.

Fuori dalla stanza

la luna si contempla in una pozza

chiede ragione agli angoli delle strade.

Ci guardiamo in faccia, io e lei:

mi sfoglio come un giornale 

trattenuto da una folata

sulle sbarre di un cancello.

NASCONDINO

Mi nascosi dietro un cavalluccio

blu, in ferro battuto

– un tubolare con tre sellini,

impugnature a manubrio

e altrettante sagome di testa di cavallo.

Accovacciato, sentivo l’erba 

pizzicarmi le ginocchia sbucciate.

In lontananza le voci degli altri ragazzi:

mi cercavano, qualcuno mi passò di fianco.

Fiero del mio nascondiglio

volevo essere l’ultimo, 

l’eroe del “tana libera per tutti”.

Restai lì fino a sera.

Tornai a casa con le stelle. 

A proposito dell’olio chimico…

VIVO CON UNA SCIA INVISIBILE AL COLLO

L’olio chimico mi ribolle

nei vasi capillari

come fosse un’ infezione.

Mi trasuda dai pori

invade i miei vestiti

mi unge i capelli

e sfoglia le mani.

A ogni colpo di fiato 

scende giù nei polmoni

e mi riporta al turno 

anche se mi trovo

per strada

al parco

in giro per Castiraga Vidardo.

PREZZEMOLO

Ma questo olezzo che sento

lavandomi la faccia nel lavandino

è come prezzemolo chimico.

Lo ritrovo indefesso

sugli abiti che tolgo e appendo in bagno

nel piatto ben lavato

prima di mangiare il risotto.

Lo annuso 

nell’intercapedine di ogni sogno

in cui mi squaglio.

Chissà se nottetempo

avrò un altro profumo.

Smart

C’è poesia

sopra il tavolo di lavoro

sotto il lavandino del bagno

dentro le chiavi del cancello

fuori dal centro storico

lungo il fiume di fango

attorno alla terra

vicino alle piste da sci

nascosta dietro la schiena

di fronte alla chiesa.

C’è poesia

in attesa della prima rata

nel file allegato

nel piatto di pasta

negli odori che non di sentono

nelle stanze di una nuova casa

sul fondo el barile

sul territorio nazionale

di fianco al futuro

a lato del mio corpo

dispersa nella posta indesiderata

nella memoria del cellulare.

C’è poesia

tra i libri che mi hanno dato

sul piano della cucina

nella foto di una nave

nella borsetta di una madre

dietro una maschera di protezione

sul viso di un amico

sopra il numero civico

in fondo alla pagina di login.

C’è poesia in tutto ciò

e in altro ancora.

Basta farla parlare. 

Il Giuoco Del Calcio

Per un tacito complotto degli altri

oppure per colpa dei miei piedi storti

io venivo scelto per ultimo

e relegato al ruolo tra i pali.

A 10, 9, 8* poi

ero sempre il primo ad arrivare a zero,

quello che “andava giù con il culo”.

Non mi è mai piaciuto

il giuoco del calcio,

preferivo tirare calci ai gatti

e suonare campanelli.

*gioco che consiste nel fare gol solamente su passaggio al “volo”, ovvero senza che la palla abbia toccato prima terra. Partendo da un punteggio di 10, lo scopo è di mandare a zero chi al momento è in porta, facendogli poi subire una penitenza.