Archivi categoria: Poesie

Fiore Di Carta

Dieci ore al chiuso
tra le mura di una fabbrica
mi costringono a dimenticare
di cosa sia fatta l’aria.
Quello che mi riempie fino ai polsi oramai
in gran parte non è più ossigeno,
è acqua che cola marcia
dal rubinetto del cassone del ferro.
I peli del mio naso
sono fili di ruggine e truciolo
e i calli mi parlano
di un padrone lucido e freddo, una lamina
di acciaio temprato.
Dieci ore di lavoro
chiuso in una latta di olio esausto
mi aiutano a forgiare
la tempra di questo foglio
mentre lungo i finestroni di cemento e vetro
cerco l’ultimo respiro buono.
Domani, sotto l’ombra di un fiore di carta
sarò un petalo di cellulosa esplosa
domani, all’ombra di un campo di frumento
riposerò per non essere più corrotto
dall’umidità del metallo.

12 FEBBRAIO

Ogni giorno che passa
uccido lo stesso uomo.
Gli cavo gli occhi
e strappo la lingua,
con i denti mi faccio
una cerniera per la giacca.
Brucio i suoi polpastrelli
e gonfio di botox i calli,
gli stringo i polsi
per farlo respirare male.
Infine pianto nel suo sterno
il mio coltello e tiro una linea
fino giù, in basso. Lo apro
e di acqua e terra e letame lo riempio.
Ogni giorno che passa
uccido in questo modo lo stesso uomo
e impaziente aspetto
che nasca qualcosa da questo scempio.

MISCELLANEA

La connessione cede
il computer si spegne
un acino d’uva casca dal grappolo
e rotola fin sotto le tende.
Gli dèi dello zoo di Berlino
fanno schiamazzi sulla cima dell’alba,
i poeti mutano la bruma diffidente
in aria che trangugiamo in prestito.
Ogni cosa si compenetra
si accomuna e contorce
ma noi ce freghiamo,
tu nuda distesa sul divano
io a scaldarti come fossi tepore.

Gioielli Rubati 77: Matteo “Roskaccio” Rusconi – Mariangela Ruggiu – Giovanni Baldaccini – Gianluca D’Andrea – Filippo Fenara – Chiara Marinoni – Elisa Falciori – Nadia Alberici.

I furti quelli belli…

almerighi

BRUFOLI

Indossiamo una tuta blu,
una maglia rosa in estate
e una felpa rossa in inverno,
tutto cortesemente sponsorizzato
dall’azienda.
A guardarci bene
con questo rosso di ordinanza
sembriamo globuli del sangue,
il sangue della ditta.
Sembriamo dita schiacciate
dalla mazza di ferro,
palmi lacerati da trucioli che scottano,
occhi gonfi di ore di lavoro.
Indossiamo il marchio del contratto
come vacche al pascolo
come porci al macello
e siamo rossi come brufoli,
come il succo di mirtillo
che a colazione mi bevo.

di Matteo Rusconi, qui:
https://roskaccio.com/2020/01/30/brufoli/

*

sento il mio corpo ritirarsi
e il mio spazio farsi stretto

così le parole trattenute nella bocca
rinunciano al suono, ci parliamo solo
con le intenzioni; il tempo si chiude
in una bolla di silenzio, amami
come se fossi niente, ma bellezza

respira il mio respiro, aria che abbiamo
purificato dal male, l’uomo ancora deve
schiudersi, e comporsi dopo mille mute

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EXTRAVAGANZA

Stamattina il gatto
si è arrampicato sul mio ritardo
voleva entrare in casa
chiedermi un caffè
e domandarmi quale sia il gusto della fretta.
Stamattina il gatto
è sceso dal cornicione con calma
fregandosene dell’alba
e mi ha chiesto qualche monetina
per il distributore delle bibite.
Quindi avido del suo guadagno
si è acceso una sigaretta e se n’è andato
mostrandomi con tutta la sua eleganza
la superiorità di chi ha il culo libero.