Archivi categoria: Parole d’Altrove

Una poesia di ANTONIA POZZI

Forse non è nemmeno vero
quel che a volte ti senti urlare in cuore:
che questa vita è,
dentro il tuo essere,
un nulla
e che ciò che chiamavi la luce
è un abbaglio,
l’abbaglio supremo
dei tuoi occhi malati –
e che ciò che fingevi la meta
è un sogno,
il sogno infame
della tua debolezza.

Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Ma noi siamo come l’erba dei prati
che sente sopra sé passare il vento
e tutta canta nel vento
e sempre vive nel vento,
eppure non sa così crescere
da fermare quel volo supremo
né balzare su dalla terra
per annegarsi in lui.

Vi presento Doğan, poeta curdo che abita a Milano. Abbiatene cura.

I FIUMI DENTRO DI TE

L’oscurità non ti tocca gli occhi
Una tristezza contraddittoria ti rosicchia dentro
Ti stai creando le indecisioni dai tuoi sospetti
La fatica degli anni
sulle tue spalle
in uno spazio in profondità.
Raffica senza fine,
un trambusto testardo.
Il tuo spirito combattivo balla
Sii te stessa prima di tutto
Soltanto sii te stessa!
Lascia scorrere i fiumi nella tua vita
Cercati le emozioni!
trovati nell’amore!
I sorrisini fioriti sono sulle tue labbra.
Le tue mani toccano dolcemente.
C’è una donna
che crea se stessa ogni volta
C’è una donna combattente
in quel cuore.
Che l’amore è stato creato in te
I tuoi occhi sono l’altro lato della luce
E tutto passerà
Il tuo volto risplenderà al chiaro di luna
Vedrai che i fiumi si uniranno in te

Doğan Akçalı

Lo trovate qui: https://www.facebook.com/dogan.akcali.7

Focus

Dimmi,
ce l’hai presente
lo scarabeo stercorario?
Quello che compone palline d’escrementi
e le fa rotolare lungo il tragitto.
Che poi,
io credevo fosse l’unico,
e invece no,
l’ho visto su Focus.
Ce n’è uno cornuto,
ad esempio,
e le palline lui non le fa,
lui scava un tunnel nel terreno,
sotto allo sterco,
che la femmina poi ci depone le uova,
e se ne sta lì,
a sorvegliare l’entrata,
per ore.
E adesso attenta, ascolta;
i rivali più piccoli lo sanno
di non poter competere,
in battaglia,
e allora
scavano un secondo tunnel,
congiunto all’altro,
e ci entrano indisturbati,
nel primo,
a fecondare, svelti, la femmina,
che i guardiani
non sospettano mica arrivare dal basso,
i pretendenti.
Ma di questi minuti ingegneri
nessuno parla
e passa inosservata
la loro impresa d’amore.
Ecco,
adesso guardami, tesoro,
guardala bene
questa piccola creatura
e dimmi
che almeno un poco ci somiglio,
agli stercorari,
quando ti prometto
che per raggiungerti
traccerei nuove strade,
anche fosse per difendere
un incontro fugace
con la tua pelle.

Marina Santini

Il Tempo Perso

Sulla porta dell’officina

d’improvviso si ferma l’operaio

la bella giornata l’ha tirato per la giacca

e non appena volta lo sguardo

per osservare il sole

tutto rosso tutto tondo

sorridente nel suo cielo di piombo

fa occhiolino

familiarmente.

Dimmi dunque compagno sole

davvero non ti sembra

che sia un po’ da coglione

regalare una giornata come questa

ad un padrone?

(Jacques Prévert)

(Alba Meccanica, sole su tela, 2019

Roskaccio)