Archivio dell'autore: Matteo Roskaccio Rusconi

Senza titolo 60

C’è chi cerca la libertà
al bancone di un bar
davanti a birra e noccioline.
C’è chi trova la felicità
in un pompino fatto sotto casa
dalle labbra di una bella nigeriana.
C’è chi incontra la città
alle cinque e trenta del mattino
appena prima dell’alba
appena prima di finire il turno.
C’è chi ha la responsabilità
di dire sempre il vero
e chi ha imparato a proprie spese
che le ombre non sanno mentire mai.
C’è chi crea la sua realtà
nel cartone di una scatola digitale
convinto che sia tutto chiaro
certo degli angeli in paradiso.
C’è chi spegne sigarette
e chi accende un lume
chi se ne va lontano a sputare
invece di rimanere e ingoiare.
C’è chi butta tutto questo
tra le cosce aperte di una poesia
e spenta la luce ci fa l’amore
e poi aspetta.

Smart Poetry

SMART 7

Ho scelto di non rispondere
alle volte mi sembra di esagerare
e rimango in attesa della conferma
di non perdere cognizione.
Alle volte mi sembra di capire
che è meglio se
non c’è nessun cartello
a spiegare come funziona
il messaggio in giro per la mia testa.

***

SMART 8

Avevo pure messo in copia
la mia lettera di presentazione
avevo pure messo in contatto
la mia pagina con la tua rubrica del fare
ma come ti ho baciata
è possibile che sia diventato tutto
autocelebrazione
autocertificazione
qualcosa di più.

***

SMART 12

Cala il sipario sulla privacy
tutti possono pubblicare commenti
essere in possesso di un po’ di cose
sapere a che ore finisci di lavorare
spulciare a casa tua.
Per questo motivo
rimango in attesa della conferma
che sia stato letto
il mio curriculum vitae.

Quel Che Resta

Quel che resta
è una piccola promessa fatta
alla stazione dei treni
prima che il vagone smagnetizzasse
la distanza dei nostri bottoni,
è una poesia letta
nel sottopassaggio
a pugni stretti a denti chiusi
quasi a dimostrare
che spesso i miei sentimenti
non vanno oltre l’ombelico,
per timore.
Quel che resta
dei binari vuoti
e delle sale d’attesa piene,
delle corse in tangenziale
e delle file nei negozi,
del mio telefono che non vuole squillare
e del vociare tutto intorno,
delle edicole chiuse
e dei fogli di giornale che il vento fa camminare,
di oggi
e di noi
è questa poesia sussurrata, a stento
che a urlare ci pensa già
– sulle mie ferite –
il sale di non averti sottobraccio.
La appoggio qui, questa poesia
la appoggio qui per farmi compagnia,
sul cuore.
E spengo la luce.

Una poesia di… AGOTA KRISTOF

Chiodi

Sopra le case e la vita
nebbia grigia lieve
con le foglie a venire
degli alberi nei miei occhi
aspettavo l’estate
più di tutto
dell’estate amavo la polvere la bianca
calda polvere
insetti e rane vi morivano soffocati
se non cadeva la pioggia
per settimane
un prato e piume viola sul prato
crescono
gli uccelli il collo dei pozzi
il vento stende sotto una sega
chiodi
puntuti e smussati
chiudono porte montano grate
tutt’attorno sulle finestre
così si edificano gli anni così si edifica
la morte

Agota Kristof