Archivio dell'autore: Matteo Roskaccio Rusconi

Due di me

A volte capita di pensarmi come un essere umano diviso in due parti ben distinte: una astratta dedita alla poesia e una più materiale appartenente al mondo operaio. Queste due fazioni le sento in contrasto tra di loro, con penna tra le dita di una e chiave a brugola in mano all’altra, battagliando fin dall’alba per affermare la propria sovranità sulla rivale

A dimostrazione di ciò, due poesie scritte a distanza di tempo che sembrano mettere in scena un dialogo tra le sopra citate diversità.


PAROLE E CARRIOLE

Uomo! Uomo!
Ome che te végni ‘ndrè da’l laurà, ma làsa sta!
Faccio i conti con te
con la circostanza di essere o non essere poeta.
Ti misuro con un calibro di pane duro, insipido e amaro
e sciacquo via dalla pelle il sudore delle tue bestemmie non belle.
Il camice blu gettato all’angolo
è la spugna di un pugile improvvisato, senza resa
che incassa colpi allo stomaco
quando tu, uomo, accantoni i tuoi vestiti.
Il poeta lo distingui
ha una pesante anima senza portafoglio
e con la pancia gonfia, si! ma vuota…
rinchiuso in un corpo stretto che io non voglio,
non per la bellezza di gesti, parole e carriole
nemmeno per una bacheca di lustrini e di stolti rigidi omini.
Il suo miracolo va oltre la miseria umana
vive della sua costante sconfitta là, nella buia soffitta
mentre tu, sommerso dalla fuliggine, continui il tuo trotto corto
morto, fermo steso al suolo non più uomo
ma un essere…
con la bocca asciutta da un fiume di gabbie.
E io ti mangio in testa…!

***

BOMBA

Io ti conosco…
Sei un miserabile sciocco sognatore
parcheggiato contro una parete di polvere
e ti dico
che i poeti si fregano da soli.
Lasciali perdere
non concludono niente
non sanno faticare
e si gettano addosso marchiature peggiori del fuoco.
Guardati…
ti credi un soggetto sciagurato
capace solamente di tagliarti con il rasoio
di quel mestiere che tu chiami poesia
ma sei trito pasto per i vermi come me
che non vivo di parole
ma di rozzo e acido sudore.
Sotto il mantello di quello che tu proclami un fardello
in realtà tu non hai niente…
tu sanguini soltanto per cercare sempre più dolore
e sembrare una vittima.
Mi fa pena la tua finta debolezza
e quando torno a casa con il mio carico stanco
e ti ritrovo davanti allo specchio consumato dal tuo tempo perso
io mi burlo di te.
E ti rido in faccia.

Senza titolo 61

Sono parole povere
a riempire il vuoto di questo foglio.
Sono povere come
l’ infelicità che luccica e uccide
gli abbracci di mani mancanti
l’ ignoranza per le strade
la polvere sui nostri passi.

Sembra fatto di cemento
il cielo, ora che camminiamo sottosopra
riversi in noi stessi
e la segregazione fa male
se a fianco non hai un sorso
di felicità.

Sono parole povere
a riempire questo foglio
a riempire il vuoto al suo interno.
Sono creature aliene
alte fino a dove lo sguardo
prova dolore.
Sono parole miti
di un viaggio
parole che celano un bagaglio pieno
di prati, di Brugal e occhiaie
e di certe malinconie.

Smart 16

L’altra sera
c’era una nuova avventura
venti che non si capisce bene
da dove fossero arrivati
e io sul mio terrazzo
a scrivere le mie chiavi
sotto forma di virus protetto.
L’altra sera
avevo una mezza poesia per la testa
e il vento di primavera
aveva portato sul terrazzo
un nuovo inizio.
I venti portano con sé
le migliori notizie.

Una poesia di…

Marwan è un altro caso di cantautore che eccelle nell’arte poetica. Anche lui, come la maggior parte delle ultime sorprese letterarie che ho avuto, l’ho scoperto per caso mentre spulciavo gli scaffali di una libreria.

Giusto due nozioni su di lui, tratte dalla quarta del suo secondo libro di poesie, Tutti I Miei Futuri Sono Con Te:
Marwan, nato da padre palestinese e madre spagnola, è un cantautore di straordinario successo, pur non essendo rappresentato da grandi etichette discografiche. Il segreto è la capacità di instaurare un contatto intimo con chi lo ascolta. Ed è questo che giustifica il successo delle sue raccolte di poesie.

IL POETA

Il poeta è un terrorista,
mette bombe nelle menti compiacenti,
nella coscienza sporca degli statisti.
Le parole sono la mitraglia,
le sue vittime i sensi,
che mai escono intatti
quando arriva il detonatore di una metafora
o riempie di polvere da sparo un sonetto.

I danni collaterali
sono quegli uomini
che non sanno godere della bellezza,
in questo ordine:
sindaci, burocrati, banchieri,
macisti, mercenari del sistema,
ricattatori, guardie, truffatori,
corrotti, trafficanti.

Procedi quindi con attenzione
quando ti avvicini a un libro
o quando passi per la sezione poesia
di qualche grande magazzino,
ché la poesia è un’arma carica di futuro
e i poeti i sicari al soldo dell’amore.

***

ANCHE SE PER POCO

Io salivo le scale del suo corpo
lei si lanciava dal mio abisso.
Eravamo una bella coppia.
Ci incontravamo sempre a metà strada
tra la sua caduta e la mia risalita
ed era lo stesso, che salissimo o scendessimo.
L’importante è che in qualche punto,
anche se per poco,
io e lei ci incontrassimo.
Questo è la poesia.

***

PERCHÉ

È semplice.

perché se non è lei non è nessun altra.
Perché solo lei mi fa partitura,
mi trasforma in musica,
mi fa accordo, rullo di tamburi, tromba,
solo lei ci fa canzone.

Perché quando torna dal lavoro
la vita si mette al pianoforte
e suona un pezzo di Sinatra.

Per questo amo lei,
perché tutti i suoi semafori sono verdi
e questo è molto per uno
che ha visto trascorrere la sua vita col rosso.