Sembra non ci sia più niente da dire.
Ci dirigiamo verso la camera da letto
come fossimo in processione
muti, a capo chino.
Sul talamo sfatto dal giorno prima
i nostri vestiti, a terra
un paio di calzini
e gattini di polvere.
Non abbiamo bisogno di occhiali
per vedere ciò che la notte
ci comprime nella testa,
nugoli di moscerini e mele di pensieri.
Cosa fai stasera?
Un ultimo appuntamento alla fine del corridoio
tra bucce di clementine,
incoscienza delle federe.
Dovresti sentirne il profumo,
dovresti sentirlo sul mio pollice.
Non vuoi una carezza?
Sono passati giorni
in cui toccarci è stato come
grattare via dalle pareti
insetti spiaccicati – faceva male alle unghie.
Ma accarezziamoci ugualmente, oggi
in modo da lasciarci addosso un profumo buono
come di pioggia
che sciacqua via
ogni screzio del tempo.

rsk

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