Tre poesie per tre orari topici

I.

Non c’è suono di cicale,
all’alba.
C’è solo il canto dei torni,
di api su boccioli d’acciaio.

II.

Torno a casa per la pausa pranzo.
La tovaglia è già stesa sul tavolo, dal mattino
e su di essa un piatto con bicchiere e posate.
Per il mio stomaco
un piatto di pasta, una marmitta di insalata
e niente vino,
che devo restare leggero.
Per il mio spirito, invece
riservo un pisolino di dieci minuti
in cui addomesticare la stanchezza,
l’umore cattivo della scimmia.
In questo breve spazio, noi che rientriamo
siamo la fame del mondo
siamo la stanchezza del mondo
e non abbiamo buoni pasto
da appendere allo spago teso da un muro all’altro
ma magliette pregne di sudore, bandiere
che non resteranno mai ferme nella corrente.

III.

Tutto tace alle diciassette:
il compressore dell’aria
le morse sopra i tavoli
e il carrello degli attrezzi.

Non c’è alcuna vita, all’uscita; soltanto
un cane che latra laggiù, a oltranza.

rsk

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