Café Trieste

almerighi

ci vediamo domani
solita ora, solito posto
per contare feriti e morti
a scontare la verità dell’Essere
a dire non so

Café Trieste, tavolini pieni,
stipato di vedove,
gravidanze isteriche e madri
i cui figli non tornano più,
porta i libri

prenderemo il solito caffé:
tu orzo, io ginseng,
non siamo avanguardia
ma ferite e lesioni
per altri

il passato, buco nero,
ha qualcosa di sconosciuto
tutto il dimenticabile
torna a esserlo,
re e regine senza gloria

ci vediamo domani,
dopo aver tardato all’eccesso
la sveglia, niente
vale la pena di un risveglio
tutto vale una primavera

e una canzone nuova,
metti un disco e riprenditi
il mio cuore infranto

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