Il Rossetto Rosso

Avrei voluto scriverti qualcosa,
macchiare un vetro sporco con l’impronta della mano
oppure battere i tacchi per agitare il sonno dei crateri
ma ho voluto fare finta di niente
girare l’angolo
essere uno spiffero tra voci e moltitudini.
Avrei voluto dirti che ti ho vista
sul sagrato della chiesa, in una sera d’inverno
avvolta in un cappotto nero
e sulle labbra avevi un rossetto rosso che
Dio solo sa, mi ti ha fatto rimbalzare tra lo sterno e il cervello.
E ti potrei giurare in questo istante
chiuso nella mia testa
che sembriamo due calzini ora spaiati
da una lavatrice pronta a sfamarsi della mia voglia
di avvicinarmi per sfiorarti
e dileguarmi poi
per piangerti, per non volere ammettere che
nel mio sangue
sei rimasta uno spillo che si fa sentire ad ogni battito.
Vorrei continuare nel vento e nel suo moto
tutte le poesie che ti ho scritto
tutti i versi che non ti ho mai detto
e tutti i pensieri che in testa mi hai ficcato
ma mi calma
il rossetto rosso delle tue labbra
in quella sera d’inverno, sul sagrato di una chiesa.
Rideva felice di aver fermato il mondo.

rsk

4 pensieri su “Il Rossetto Rosso

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