Senza Titolo

A volte vorrei rallentare un poco,
fermarmi prima del supplizio
prendere qualsiasi piccolo insegnamento
e ficcarlo con forza
tra le costole di ogni discorso sospeso.
Mi prende una sorta di malinconia, sai
quando tiro il freno a mano
e sfrigolo sul ghiaccio di sensazioni rubate,
quando una riga sulla superficie liscia
diventa solco nel terreno,
quasi a deturpare
il bello di questo mio faccino barbuto.
A volte vorrei affondare un poco, scemare nel blu cobalto
di un maglione infeltrito,
di un cielo da rondini screziato
di una corsa che sta lì in mezzo, raccolta in un libro che ho riletto.
Non so cosa darei, forse un assegno in bianco
per retrocedere a quell’abbraccio dal sapore di sesamo
ed essere pagnotta nelle mani di chi per anni
ha impastato sapienza
e coraggio di vivere.
Ma oggi non è tempo.
Ora per ora, pezzo per pezzo,
regalo un mio ricambio. E non è cosa da poco.
Forse sbaglio, ma lo faccio
per comprarmi un maglione
che non sia infeltrito dal mio scorrere rattoppato.
È in questi istanti moltiplicati
in un gioco di specchio su specchio
che tengo premuta la valvola del respiro
e lascio uscire ed entrare il necessario
dalla soglia del mio Gòlgota,
barcollando in preda al pianto.
Non so cosa voglia significare
questa pseudo lettera che fluisce ruffiana.
Forse sono solo cicatrici,
qualcosa da cacciare fuori dalla fronte
come un bernoccolo che non ha dimensione.

rsk

2 pensieri su “Senza Titolo

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