Io non so cosa resterà di questa giornata fenice
cominciata con un sogno accartocciato sul comodino
e con zanzare spiaccicate sull’intonaco delle pareti.
Di certo rimarrà il sudore sulle lenzuola
l’afa che mi porto dentro e che nelle ore più fredde si sprigiona
e le macchie oleose della tuta blu lasciata riposare
in bagno, dove non intacca la sensibilità dell’olfatto.
Resterà forse un po’ di limatura sulle scarpe
e qualche taglietto ai lati delle unghie
oppure ore di straordinario sul calendario segnate
come fossero il conteggio dei giorni di chi sta al gabbio.
Probabilmente avanzerà sul tavolo
l’ultimo pezzo uscito dal CNC ancora bagnato di bianco chimico
e l’abrasivo della mola mescolato a pulviscolo vario,
rimarrà il materiale in eccesso da raschiare via
con una lama affilata a mano – in arrotino’s style.
Io non so cosa lascerò alle spalle a fine turno
forse il silenzio delle tubature dell’olio
forse il respiro pneumatico del compressore malandato
oppure una giungla di liane composte da materiale diverso
e una fauna di animali fantascientifici nati dal codice binario.
Può darsi che rimanga un fazzoletto sporco, caduto a terra
a testimoniare il mio passaggio.

rsk

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