Bianco Sporco

Finiti gli studi
un lavoro tramite agenzia interinale
contratto determinato
otto ore su due turni in una ditta chimica
io, da giovane neo diplomato
a numero sul cartellino stampato.
Venne poi il tempo dell’artigianato,
martelletto e squadretta per raddrizzare alette
di scambiatori di calore in rame
sul banco prova liscio, di olio ricoperto
per evitare che arrugginisse, poi
la giostra per saldare e la piegatrice
su cui si frantumavano i miei coglioni.
Finì con il mio saluto e il servizio civile in Croce Bianca
e mio zio allora presidente ad aspettarmi alla porta
per le solite raccomandazioni.
In quei mesi
vecchietti da portare avanti e indietro
i ricoverati e i dializzati
e poi ancora i traumatizzati
gli incidenti per strada
gli infarti in casa
i suicidi della fame e del niente.
Finita quella da molti chiamata pseudo vacanza
pagata l’ultima retta che mi spettava,
il lavoro in fabbrica
gli sbuffi di una cremagliera
a sussurrarmi dolcezze fino a sera,
il primo stipendio da lavoratore fisso
e le prime dita schiacciate dentro un mandrino.
Passa qualche mese, cambiare di nuovo lavoro
per avvicinarmi a casa
per impegnare le ore una volta dedicate al viaggio
allo straordinario, che in ditta c’è sempre bisogno.
Infine, scoprire per ultimo il poeta operaio,
e vedere arcobaleni nel bianco più sporco.

rsk

3 pensieri su “Bianco Sporco

  1. Pingback: …il poeta operaio… Bianco Sporco — Parole & Carriole | CONSERVIAMO LA POESIA

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