Le lancette dell’orologio appeso
con il loro incessante ruotare di tacchi
scendono gradini
aprono crateri
e sono causa infausta
dell’emicrania di tutte le nostre menti.
Il risveglio dalle crepe del sonno,
liturgia che a me porta
la manipolazione di assi cartesiani,
incespica innanzi allo specchio dove
la mia barba è troppo lunga
e il rasoio troppo stanco, dove
ci vorrebbe tutta l’energia
di una centrale termonucleare
per potermi radere
e poter radere al suolo la convinzione
che la poesia possa salvare il mondo – al massimo
potrebbe salvarmi la giornata
quando è palese il flop
del mio abito più bello.
Per salvare il mondo, questo globo
simile a una pera marcia, ci vorrebbe:
un’esplosione atomica
un’arma di distruzione di massa
una nuova formula chimica
oppure che tu mi tradisca.
Lo aiuterei io questo mondo – volentieri
fabbricando al tornio
miliardi di filetti difettosi ed esplosivi, in grado
di far esplodere le tubazioni delle case
di tutti i poeti miei colleghi.
Perché la loro poesia non lo salverà
ne lo potrà cambiare
giacché in guerra è con se stessa
e io stamattina voglio rivedere il mio viso pulito
e scacciare la pigrizia
da questo rasoio elettrico.
Che la poesia un giorno
possa redimere ogni faccione tondo
è la più grossa delle cazzate!
La poesia non salverà il mondo,
non ci saranno eroi poetici
e non nasceranno nemmeno salvatori in versi,
non basteranno fiaccolate
e reading collettivi,
neanche poemi scritti a tema salvazione
e rime digitali in formato pdf.
La salvezza in verità
é tutta racchiusa in un pelo che
a seconda di dove sia cresciuto
può essere masturbato oppure strappato/rasato.

 

 

rsk