Si apre una fessura di binari
e tu
come una rosa di pallido sole
scavalchi nebbie stanche
su e giù
ed infliggi ai miei occhi
infinite spine d’amore.
Io terremoto
bacio le radici della bellezza tua viva
divento un pugno aperto
cenere dispersa ad ogni fremito
e tra le tue gambe
mi sento corrotto
arretro
poi ti incorono mia Dea.
Ma tu mi pungi con aculei di sadico piacere
mentre io che da te vorrei essere morso
per rendermi eterno schiavo
ti prego…
infetta il mio colore
affonda i denti nel mio midollo.
Così mi entri nel corpo
mi rapisci l’anima
e dentro folli vortici mi esalti.
Ahimè! Non mi resta che farmi trattare
come uno scrivano al soldo di un cuore sordo
per riuscire a camminare dritto
senza catene che mi spingono in basso.

rsk, 2006.

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