Fiore Di Carta

Dieci ore al chiuso
tra le mura di una fabbrica
mi costringono a dimenticare
di cosa sia fatta l’aria.
Quello che mi riempie fino ai polsi oramai
in gran parte non è più ossigeno,
è acqua che cola marcia
dal rubinetto del cassone del ferro.
I peli del mio naso
sono fili di ruggine e truciolo
e i calli mi parlano
di un padrone lucido e freddo, una lamina
di acciaio temprato.
Dieci ore di lavoro
chiuso in una latta di olio esausto
mi aiutano a forgiare
la tempra di questo foglio
mentre lungo i finestroni di cemento e vetro
cerco l’ultimo respiro buono.
Domani, sotto l’ombra di un fiore di carta
sarò un petalo di cellulosa esplosa
domani, all’ombra di un campo di frumento
riposerò per non essere più corrotto
dall’umidità del metallo.

Una poesia di… PIERO TANCA

CALME

Calme
aperte a cammini divisi
e sonni mai sopiti
le brezze annodate
abbracciano abeti
avidi di mare
Le rotte incerte
si perdono meste
Le spire d’incenso non hanno
bocche odorose
Tutto è pianura
là dove
levata al cielo
l’adunanza dei guitti
lascia cenere grigia
Dispersa al vento non cade
Scompare
ma figlia silenzi
con gesti ampi a semisfera
ed incipit tremolo di tromba

Piero Tanca

Ai poeti preferisco gli autori

Condivido ogni singola parola

almerighi

Non basta scrivere poesie per essere poeti. Ci si confonde parecchio su questo argomento. In tempi in cui alla poesia mancano drammaticamente lettori, i sedicenti poeti cercano disperatamente una visibilità difficile da trovare. Alcuni esibiscono palamarès di premi da fare invidia a un olimpionico. Altri stringono improvvisate alleanze coi loro simili e si scambiano all’infinito recensioni in cambio di recensioni. Poi ci sono quelli che si mettono sotto la protezione di qualcuno più noto, altri ancora che si costruiscono il personaggio spendibile per ottenere un posto al sole. Non vale la pena perder tempo con simili squallidi.

Gli autori sono tanti, operai, casalinghe, immigrati, professionisti, pensionati, emarginati. Alcuni di loro sono dotati di buon talento e soprattutto di umiltà. Prima di scrivere, sanno anzitutto leggere. Evitano come pestilenza le così dette scuole di scrittura, e fanno bene: tanto da queste madrasse escono figuri che scrivono tutti allo stesso modo. Per…

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12 FEBBRAIO

Ogni giorno che passa
uccido lo stesso uomo.
Gli cavo gli occhi
e strappo la lingua,
con i denti mi faccio
una cerniera per la giacca.
Brucio i suoi polpastrelli
e gonfio di botox i calli,
gli stringo i polsi
per farlo respirare male.
Infine pianto nel suo sterno
il mio coltello e tiro una linea
fino giù, in basso. Lo apro
e di acqua e terra e letame lo riempio.
Ogni giorno che passa
uccido in questo modo lo stesso uomo
e impaziente aspetto
che nasca qualcosa da questo scempio.

MISCELLANEA

La connessione cede
il computer si spegne
un acino d’uva casca dal grappolo
e rotola fin sotto le tende.
Gli dèi dello zoo di Berlino
fanno schiamazzi sulla cima dell’alba,
i poeti mutano la bruma diffidente
in aria che trangugiamo in prestito.
Ogni cosa si compenetra
si accomuna e contorce
ma noi ce freghiamo,
tu nuda distesa sul divano
io a scaldarti come fossi tepore.