Gescal*

Il quartiere popolare è un labirinto di case fatiscenti,
muri sbriciolati che nel loro disintegrarsi
inarcano i profili sopra parchetti verdi.
Dagli alveari di cartapesta
le casalinghe del meridione, mogli del boom industriale
stendono il bucato su pattumiere a cielo aperto
e a guardare tutti quei loro panni colorati
sembra di stare alla galleria d’arte povera nazionale.
Le carcasse delle automobili,
lasciate morire come in un deserto post nucleare,
fanno da cornice alle corse dei bambini;
qualche uccello vi si posa per farne il proprio nido
qualche balordo vi si poggia per vomitare birra e vino.
Da questa enclave in bilico nel tempo
ogni giorno la vecchia Nanda
esce alle nove di mattina per comprare cibo per i cani;
la solita borsa in tela sottobraccio
e il bastone a sorreggere il passo degli acciacchi.
Sempre si volta a guardare questa piccola babele: da fuori
le sembra tutto un paradiso
ma qualcuno giura di vederci la bocca dell’inferno.

*Gestione Case per i Lavoratori

rsk

Il mulettista siciliano
infilza con le pale i bancali
stracolmi di scatole zeppe di tappi in pvc;
qualcuna si rovescia per il sobbalzo,
qualche tappo cade a terra
e rotola in un angolo.

Non ha perso l’accento, il ragazzo
e porta ancora nelle pieghe del volto
gli aranci di Trinacria.

rsk

Che Poi

Che poi
non sarebbe davvero male
salire le scale fino a raggiungere il tetto
e buttarmi giù, di sotto
con un tuffo carpiato per fare centro
in quel tuo modo innocuo
di stendermi come biancheria al vento.
Non sarebbe male davvero
guardare dall’alto la meraviglia che va
dalla tua fronte al seno – e poi
ancora più in basso
sapendo che se mi sporgessi troppo
finirei con il contare alla rovescia
tutti i piani di questo palazzo
sapendo che arrivato allo zero
tu saresti il premio
del più famoso schianto – quello
che ha mosso due anime
dentro un unico corpo.

rsk